Roma, 11 gen – “Siamo stati a Genova, colpita e forse un po’ barcollante dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi che l’ha rimessa anche mediaticamente sotto i riflettori sia per quanto riguarda la sicurezza che come città. Tutto questo non ferma però il turismo anzi, come nel caso della Costa Concordia, purtroppo, una meta per scatti e ritrovi giornalistici lo è diventata la zona di Sampierdarena, località colpita dal crollo. La differenza tra cittadini e turisti si coglie nei volti delle persone, i genovesi sembrano quasi con gli sguardi bloccati nella zona colpita, con una domanda perenne nella testa, “se ci fossi stato io li in quel momento?”. La musica cambia notevolmente nella parte sud della città, come nella zona del porto antico dove Genova, come nell’antichità, ancora oggi rimane uno dei più grandi centri portuali europeo”. Lo riporta “La Voce di New York”, giornale online in lingua italiana e inglese fondato e diretto da Stefano Vaccara. Tutto questo porta ad avere un bacino di etnie molto ampio. Si passa dai ristoranti cinesi ai negozi indiani, pizzerie afgane ai locali genovesi e molto altro. La varietà come in tutte le società porta due estremi, l’unione o la guerra. Un paese civile come si definisce l’Italia tende ad unire più culture, ed è effettivamente quello che succede a Genova. (Red)