Roma, 11 gen – Esperti dell’Università Nazionale Autonoma del Messico, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia, hanno utilizzato una tecnica scoperta da ricercatori italiani per determinare con precisione la cronologia di due dipinti del complesso Quetzalpapálotl nella zona archeologica di Teotihuacán. Il sistema di datazione degli affreschi – che richiede la presenza del color rosso – è stato messo a punto nel 1996 da due docenti della Facoltà di Scienze di Torino, esperti l’uno, Giacomo Chiari, in mineralogia, l’altro, Roberto Lanza, in fisica terrestre. Lo riporta il sito “Punto d’incontro” che, come il nome suggerisce, si prefigge di creare un luogo di incontro tra il Messico e i circa 13mila italiani che vi risiedono, secondo i dati Aire aggiornati al 2012. Il punto di partenza fu un’intuizione avuta da Chiari mentre stava analizzando i “braghettoni” del michelangiolesco Giudizio Universale: nei dipinti, il colore rosso è dato da un pigmento, l’ematite, dotato di proprietà magnetiche. I cristalli dell’ematite si comportano cioè come l’ago di una bussola, orientandosi sempre verso nord. Quando la pittura secca, i cristalli di ematite rimangono bloccati e “si ricordano” la posizione del campo magnetico al momento dell’esecuzione. Posizione che varia nel tempo, perché il nord geografico e il nord magnetico non coincidono. Se si ricostruisce, attraverso le attribuzioni certe, la curva delle variazioni, si può sapere, con un margine di errore di meno di un secolo, a quando risale la pittura. (Red)