Roma, 18 gen – Come si prepara Roma allo scenario del “no deal”, il 29 marzo? Se lo chiede il Secolo XIX, sottolineando che “L’ eventualità è catastrofica. Se accadesse, significherebbe lo stop improvviso di ogni relazione bilaterale per cittadini, lavoratori, studenti, imprese. L’ unica norma approvata finora dal governo è un emendamento alla Finanziaria (il numero 508) sul recepimento della direttiva sui servizi di pagamento. Al Tesoro circola anche un testo scarno che tutela l’ operatività degli intermediari finanziari. Al momento, altro non c’ è. A precisa domanda nei ministeri si ricevono risposte imbarazzate. Alcuni sono presi dalle urgenze della maggioranza (su tutti Lavoro, Sviluppo e Tesoro), altri attendono direttive. Eppure le questioni da regolare sono svariate”. “Confindustria ricorda che il made in Italy nel regno di Sua maestà vale ben 23 miliardi di euro all’ anno. Il solo settore agroalimentare vale il cinque per cento di tutto l’ interscambio nel mondo. Molte aziende stanno iniziando a preoccuparsi, e l’ opposizione – dal Pd a Forza Italia- cavalca il ritardo. ‘Il governo pensa solo al reddito di cittadinanza’, lamenta la capogruppo in Senato dei forzisti Annamaria Bernini. ‘Temo si stiano sottovalutando i rischi’, ammette il capoeconomista di Confindustria Andrea Montanino”. (red)