Roma, 21 gen – “Davanti a Stati Uniti e Cina, non avremo un futuro, se non staremo assieme. Quella della bandiera non è una tesi di parte, ma è chiamare a raccolta tutti coloro che condividono l’idea di rilanciare un destino comune, chiudendo col passato e preparando il futuro. Una chiamata al centro-sinistra ma anche al campo che era a me avverso: anche nel centrodestra ci sono europeisti. Con loro restano idee diverse sull’Europa sociale e su tanti aspetti, ma non si possono avere idee diverse sulla necessità di un’Europa che torni protagonista”. Così Romano Prodi, in una intervista a La Stampa, sulla sua proposta esporre dalle finestre le bandiere europee, in occasione della tornata elettorale del 21 marzo. E ammonisce: “Guai se non troviamo almeno un momento di unità simbolica. Il presidente del Parlamento europeo Tajani ha condiviso l’idea della bandiera, così come Carlo Calenda che si sta spendendo per una iniziativa elettorale per l’Europa. Ci sono momenti nei quali una scelta può avviare un processo che segna il nostro futuro: le prossime elezioni Europee sono destinate a richiamare in un contesto più ampio quelle del 1948 in Italia. Chiamano in causa il nostro destino. E ancor prima che essere anti-sovranisti e anti-populisti, dobbiamo essere per l’Europa”. Secondo l’ex vicepresidente della Commissione Ue “siamo dentro una globalizzazione che ci stringe. A questo punto il nostro destino di europei somiglia a quello degli Stati italiani nel Rinascimento: se non ci mettiamo assieme scompariamo dalla carta geografica”. (red)