Padova, 21 gen – McGlade e Ekins, in un articolo su Nature nel 2015, stimano che, per limitare l’aumento di temperatura ai 2° C, oltre l’80% del carbone, il 50% del gas e il 30% delle riserve di petrolio dovrebbero rimanere stoccati nel sottosuolo; evidenziano inoltre come l’utilizzo di tutte le riserve di idrocarburi disponili produrrebbe emissioni pari a 11.000 Gt, ben al di sopra del range di 870-1.240 Gt stimato per il periodo 2011-2050. In letteratura scientifica per unburnable carbon si intende la necessità di stabilire politiche e azioni mirate al fine di lasciare una parte dei combustibili nel sottosuolo. Globalmente è stato realizzato un solo esperimento politico, tra il 2007 e il 2013, nel Parco Nazionale Yasuní (Ecuador), per lasciare gli idrocarburi nel sottosuolo, con la contemporanea creazione di un fondo di compensazione internazionale. Anche se l’iniziativa, denominata Yasuní-ITT, è stata poi abbandonata, l’idea è tuttora oggetto di riflessione da parte dalla comunità scientifica e della società civile che hanno creato il neologismo Yasunisación. Il cambiamento climatico rappresenta la più grande sfida per le generazioni attuali e future nell’ambito della sostenibilità, come ribadito nell’obiettivo 13 dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile al 2030. Garantire l’accesso a energia economica, affidabile, sostenibile e moderna per tutti (obiettivo 7 dell’Agenda 2030), significa superare l’attuale sistema energetico che contribuisce per il 60% al totale delle emissioni di gas serra (UN, 2017). Su questi temi il Centro Levi Cases dell’Università di Padova propone il convegno dal titolo “Unburnable Carbon. Perché come e dove lasciare i combustibili fossili nel sottosuolo” alle 15 nella giornata di martedì 22 gennaio in Aula Ederle di Palazzo Bo di via VIII febbraio 2 a Padova. (BIG ITALY / SEGUE)