Roma, 28 gen – Un evento-performance per lanciare la campagna #mettiamocelointesta, giunta alla sua terza edizione, così da sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dell’istruzione per le bambine rifugiate e raccogliere fondi per garantire loro un’istruzione di qualità. È quanto si propone l’Unhcr, l’Agenzia Onu per i rifugiati, con l’iniziativa “Una bambina rifugiata non può scegliere, ma noi sì”, che si è svolta a Roma. Attraverso delle installazioni, un gioco di luci ed ombre e le interpretazioni degli attori Francesco Pannofino, Cecilia Dazzi e Maria Chiara Giannetta è stato raccontato cosa può accadere alle bambine rifugiate quando non hanno accesso alla scuola. Matrimoni precoci, abusi e sfruttamento: questi i principali rischi. Secondo i dati emersi nel rapporto dell’Unhcr “Turn the Tide” sono circa 4 milioni i bambini rifugiati nel mondo che non hanno possibilità di frequentare la scuola, quasi 500mila in più rispetto all’anno scorso, perché solo il 61% dei bimbi rifugiati frequenta la scuola primaria rispetto al 92% dei bambini nel mondo. Con il crescere dell’età, aumenta anche il divario: ad accedere alla scuola secondaria sono il 23% dei rifugiati rispetto all’84% dei ragazzi su scala globale, una percentuale che diminuisce fino all’1% facendo riferimento all’istruzione superiore contro il 37% dei ragazzi del mondo. Esiste, inoltre, un gender gap nell’istruzione: le bambine sono più discriminate, in quanto è ancora più arduo per loro accedere come anche completare il corso di studi. (PO / SEGUE)