Roma, 30 gen – Insieme a loro, nel ruolo della severa preside della scuola, Vera Dragone, oltre a 20 performer e tre band dal vivo, di cui una in buca, un set d’orchestra dentro la classe, che nel finale si trasforma in un grande palco rock. Come ha spiegato il regista, “‘School of Rock’ è una storia raccontata da bambini e rivolta agli adulti che spesso non sono capaci di ascoltarli. Nel musical sono, infatti, i più piccoli a insegnare ai grandi il rispetto, l’amore, la comprensione. E la musica diventa lo strumento di elevazione spirituale, ma anche di emancipazione e libertà. “Il film “School of Rock” di Richard Linklater – ha detto Lillo – è uno dei miei cult-movie, quindi non avrei potuto rifiutare la parte. Inoltre, è un piacere lavorare con Massimo. Abbiamo visto insieme il musical a Londra, dove sta avendo molto successo, prima di iniziare l’adattamento in italiano. “School of Rock” è un’operazione meravigliosa – ha aggiunto Lillo – perché coinvolge i ragazzi dell’Accademia Sistina. Sono proprio loro a fare i veri numeri». Riguardo a Dewey Finn, il suo personaggio, ha aggiunto “È un immaturo, un eterno Peter Pan, questo è il suo lato più bello. Per me, trovare il bimbo che ho dentro è molto facile. E non è Dewey a cambiare, anzi ma è lui a far cambiare gli altri personaggi in meglio, perché un po’ di immaturità fa sempre bene. Scardina le regole entrando in una scuola rigida e rivitalizza gli studenti a colpi di rock. Un genere che si è un po’ perso e spero che ritorni perché è una filosofia di vita, nasce, infatti, dall’esigenza di farsi sentire. È una musica legata alla ribellione di non voler abbassare la testa, tanto che i volumi alti del rock sembrano proprio affermare ‘abbiamo qualcosa da dire, ascoltateci’”. (Pep / PO)