Roma, 4 feb – L’accordo appena raggiunto ad Abu Dhabi per l’acquisizione del 20% di Adnoc Refining, del valore di 3,3 miliardi, rafforza la presenza di Eni nel Golfo, “un mercato che per 70 anni è stato esclusiva di Usa, Gran Bretagna e Francia”. Lo afferma Claudio Descalzi in una intervista a Repubblica. E sottolinea: “Non mi sento un nuovo Mattei, sono solo un lavoratore dell’Eni. Ho fatto il dipendente, il quadro, il dirigente e ora sono l’ad. Ho la fortuna di avere una squadra eccezionale. Senza questa non avremmo fatto tutti i contratti degli ultimi mesi». Perché l’accordo di Abu Dhabi è così importante? “Per una serie di motivi. Primo, è un riconoscimento alla nostra eccellenza tecnologica ed alla capacità di passare in tempi brevi dalla ricerca alla tecnologia, all’implementazione di quest’ultima e infine alla sua trasformazione in un business equilibrato e stabile: meno tempi morti e più redditività. Secondo, entriamo come detto in un’area che prima era dominio di società di altri Paesi e in cui non siamo mai stati presenti. Terzo, mettiamo una base solida in un’area meno sensibile politicamente e paragonabile alle aree Ocse. Stabilità geopolitica e contrattuale, partner evoluti e competenti”. E c’è il ritorno forte alla raffinazione, che prima era in perdita? “Sì, la raffinazione una volta era un settore in perdita. Ora aumentiamo del 35% la nostra capacità, siamo diversificati dal punto di vista geografico, più bilanciati nella catena del valore, più resilienti rispetto alla volatilità del prezzo. E c’è più equilibrio tra tutte le componenti, dall’estrazione alla chimica, all’economia circolare. Con Abu Dhabi creiamo un hub di grandi dimensioni e con un ulteriore potenziale di crescita. Con il contributo delle nostre tecnologie gli impianti arriveranno tra il 2021 ed il 2022 a una capacità di 1,1 milioni di barili al giorno, fino a raggiungere successivamente 1,6 milioni di barili, un volume che potrà portare l’intero complesso a essere il primo al mondo”.
(SEGUE)