Roma, 4 feb – “A 18 anni dall’istituzione della circoscrizione Estero e a più di 15 anni dal primo esercizio di voto per corrispondenza, si mette in discussione il pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza di noi italiani residenti fuori d’Italia. Al Senato e alla Camera si sta infatti discutendo la proposta di riforma per la riduzione dei parlamentari da 630 a 400 alla Camera e da 315 a 200 al Senato. Essa prevede anche il pesante taglio, dagli attuali 18 a soltanto 12 eletti nella circoscrizione Estero, da assegnare 8 alla Camera e 4 al Senato in rappresentanza di quattro ripartizioni elettorali in cui operano, prima di tutto a favore dell’Italia, quasi 6 milioni di cittadini italiani che vivono in tutto il mondo. Questa proposta, che è solo aritmeticamente, ma non democraticamente, ipotizzabile, costituisce una gravissima lesione del principio di uguaglianza tra i cittadini, sancito dall’Art. 3 della Costituzione”. Così il Consiglio generale degli italiani all’estero, in una lettera aperta per la difesa dei diritti di rappresentanza parlamentare dei cittadini italiani residenti all’estero. “Se approvata – continua la nota – determinerebbe una profonda discrepanza nel rapporto numerico tra elettori ed eletti e un vulnus nell’applicazione dei basilari principi della democrazia, relegando i cittadini residenti fuori dai confini nazionali a una condizione di inferiorità e marginalità. Il numero fisso e limitato degli eletti attribuiti alla circoscrizione Estero ha creato, fin dalla sua istituzione, un rapporto di rappresentanza più che sbilanciato a danno dei cittadini iscritti all’Aire. Dal 2006 a oggi, la base elettorale in Italia è andata calando, mentre quella degli iscritti all’Aire è aumentata del 60% circa e continua a crescere a causa dei flussi di emigrazione stabile, cui si aggiungono gli italiani temporaneamente all’estero, anch’essi in ascesa”. (SEGUE)