Roma, 12 feb – Borghi quindi precisa: “La nostra intenzione è quella di affiancare una proposta di legge che introduce la necessità di un’autorizzazione da parte della maggioranza qualificata del Parlamento ogni qual volta si intende alienare l’oro. Così anche il nostro caro Pd diventa coinvolto nell’operazione e togliamo questo alibi ridicolo”. Quindi conclude: “In realtà la proposta di normare la proprietà dell’oro è precedente. Da questo punto di vista, la vicenda della nomine è solo tangenziale. Poi bisogna dire che l’indipendenza di quest’organo non è sancita nella Costituzione, come avviene per la magistratura. L’articolo 47 è chiarissimo: è la Repubblica che ‘controlla l’esercizio del credito’, non Banca d’Italia. Detto ciò, bisogna porsi anche il problema nel momento in cui l’autorità indipendente sbaglia. Se il governo sbaglia, lo sappiamo tutti che gli elettori ne votano un altro. Ma se l’autorità indipendente sbaglia e non c’è nessuna presa d’atto di questo errore, a quel punto l’autorità diventa irresponsabile. È sotto gli occhi di tutti che negli ultimi dieci anni la gestione delle banche non sia stata ottimale: ci sembrava opportuno dare un segnale di discontinuità. Bisogna poi avere chiaro che se ci sono delle nomine che spettano al premier e al Consiglio dei ministri e che vanno ratificate dal Presidente della Repubblica, ciò non significa che a decidere debba essere quest’ultimo”. (red)