Roma, 13 feb – I residenti nel Mezzogiorno percepiscono il 15,2% in meno dell’importo netto mediamente percepito al Nord e il 18,3% in meno rispetto al Centro (gap in forte crescita rispetto al 2015), differenziale che dipende soprattutto dai trattamenti di vecchiaia e anzianità. Il reddito disponibile dei pensionati si compone di diverse voci, il cui peso relativo varia a seconda del sesso, dell’età e dell’area geografica di residenza. I trattamenti pensionistici di vecchiaia e anzianità rappresentano la principale fonte di entrata dei pensionati (in media il 53,4% del reddito netto complessivo); seguono i redditi da lavoro e i trattamenti di reversibilità, con percentuali che oscillano dal 13,2% al 12,4%. Più ridotto è il contributo delle pensioni assistenziali, di quelle di invalidità ordinaria/indennitarie e delle altre fonti di reddito (quali affitti e rendite finanziarie). Infine, i trattamenti di fine rapporto (Tfr) forniscono solo il 2,2% delle risorse. L’apporto reddituale delle pensioni di reversibilità è decisamente elevato fra le donne (26,0% contro 1,8% degli uomini) così come quello delle pensioni assistenziali (10,1% contro 5,3%). Gli uomini dispongono in misura maggiore di trattamenti di vecchiaia/anzianità e di redditi da lavoro, che si attestano rispettivamente al 63,8% (40,0% delle donne) e al 14,7% (contro l’11,3%). I pensionati fino a 59 anni d’età percepiscono soprattutto redditi da lavoro (46,9%) e, in minor misura, pensioni assistenziali (16,4%) o di vecchiaia/anticipate (8,1%). Per questo collettivo, il Tfr costituisce una fonte di reddito importante (5,8%). Anche le pensioni di invalidità e indennitarie sono una fonte di entrata significativa tra i pensionati con meno di 60 anni (7,1%), poiché competono prevalentemente a chi è ancora in età lavorativa. Le pensioni assistenziali assumono rilevanza sia tra coloro che non hanno ancora raggiunto l’età pensionabile sia tra chi supera gli ottanta anni d’età. Inoltre, dopo i 60 anni il peso delle pensioni di reversibilità aumenta al crescere dell’età del titolare, soprattutto per le donne, in conseguenza del sopravvenuto stato di vedovanza. Il reddito da lavoro rappresenta un’entrata economica importante per chi è ancora relativamente giovane e quindi in grado di continuare a lavorare mentre perde consistenza con il passare dell’età. Per le pensioni da lavoro il peso relativo cresce sino ai 70-74 anni, per poi calare nelle classi di età più avanzate. I pensionati del Mezzogiorno cumulano meno spesso redditi da attività lavorativa rispetto a quelli che vivono nel resto del Paese: appena l’11,4% contro il 13,9% del Centro e del Nord. I trattamenti di vecchiaia e anzianità rappresentano circa la metà (47,7%) delle entrate dei pensionati del Sud e delle Isole; l’apporto è maggiore tra i ritirati del Nord e del Centro (rispettivamente 56,8% e 52,8%). Le pensioni di invalidità e assistenziali pesano molto di più nel Mezzogiorno (rispettivamente 7,4% e 12,6%, valori decisamente superiori rispetto al Centro e ancor più nei confronti del Nord). (PO / red)