Roma, 20 feb – “Il mio lavoro è tanto faticoso quanto emozionante” racconta Arlia che è convinto che per avere successo nella vita “è fondamentale crederci e io ci ho sempre creduto”. Forse l’essere calabrese un po’ lo ha aiutato: “Chi nasce e cresce in piccole realtà del sud sa che dovrà faticare il doppio di chi magari vive in una grande città o in una capitele europea, in un Paese che culturalmente ed economicamente sta avanti. Specie se decide che la sua vita è la musica classica. Se un giovane decide di intraprendere questa strada sa che dovrà essere forte, tenace, costante. Ma sa anche che ha una grande fortuna: quella di vivere in una terra di straordinaria bellezza. E solo dove c’è bellezza può nascere ispirazione”. Impegno, studio, dedizione hanno portato lontano il giovane Maestro: “Tra le emozioni più grandi quella alla Carnegie Hall di New York e alla Cairo Opera House – dice Arlia – dove sono rimasto colpito dal pubblico. C’era tantissima gente, anche gente in short e maniche corte. Cose impensabili da noi, dove l’opera è avvertita ancora come qualcosa di elitario e distante, destinata ad un pubblico adulto. Niente di più sbagliato: siamo il Paese di Verdi, di Rossini, di Puccini. Le loro composizioni sono sinonimo di cultura, civiltà, arte. Appartengono a tutti. Anche ai giovani”. (BIG ITALY / SEGUE)