Napoli, 22 feb – Il Rapporto, edito da il Mulino e giunto quest’anno alla XIV edizione, analizza aspetti diversi che vanno dalla governance istituzionale, allo sviluppo economico fino alla gestione del fenomeno migratorio e alle fondate ipotesi di complementarietà e prospettive di integrazione tra due sponde del bacino. “Nei Paesi mediterranei del Sud la quota di popolazione sotto la soglia minima di povertà (1$ al giorno) è bassa, ma aumenta drasticamente se si assume la soglia di 2$ al giorno. Una gran parte della popolazione è quindi soggetta al minimo shock negativo, per esempio quando i prezzi del cibo o del carburante aumentano”, prosegue Anna Maria Ferragina, ricercatrice associata Cnr-Issm e autrice del Rapporto. “Sono inoltre tipiche di quest’area le dicotomie fra aree urbane e rurali, l’inaccessibilità di alcune aree, la densità costiera, che creano una forte competizione in attività come turismo, agricoltura o pesca. Nei Paesi del Nord Africa il 90% degli abitanti vive in meno del 10% della superficie disponibile e quasi il 40% della popolazione (oltre 110 milioni di individui) vive entro 50 chilometri dalla costa, con enormi implicazioni in termini di urbanizzazione e vulnerabilità ai possibili impatti del cambiamento climatico. Il dato si riflette indirettamente nelle notevoli disparità di mortalità neonatale fra province dei vari Paesi: in Egitto le diseguaglianze maggiori, dal 21 al 64 per mille, segue il Marocco (dal 28 al 65 per mille). Esistono inoltre profonde differenze nell’accesso all’istruzione legate ai divari di reddito: la differenza percentuale di giovani che abbandona la scuola, tra il quinto della popolazione con massimo e minimo reddito, è di 28 punti in Egitto, 25 in Giordania, 35 in Siria, 51 in Turchia, 59 in Marocco”. (SEGUE)