Napoli, 22 feb – La pressione demografica secondo gli autori spiega solo in parte le ragioni delle migrazioni all’interno del bacino che, come emerge da diversi capitoli del Rapporto, sono dovute a una serie composita di elementi: struttura dell’economia, distribuzione della ricchezza, sviluppo delle tipologie professionali. In merito alla gestione del fenomeno migratorio nei Paesi nord-mediterranei, il Rapporto sottolinea gli aspetti positivi della gestione congiunta dei flussi tra Paesi di partenza e di arrivo con gli accordi bilaterali. “Il divario tra le due sponde in termini di reddito si è ridotto e la quota ‘intercettata’ dai Paesi del Mediterraneo sud-orientale, grazie anche al flusso di Investimenti diretti esteri (Ide), è passata dal 10,1% del 1996 al 21,2% del 2016, mentre è parallelamente scesa la quota degli Ide in entrata nei Paesi nord-mediterranei”, aggiunge Capasso. “Tale flusso ha favorito una maggiore integrazione tra i sistemi produttivi delle due sponde e la crescita dell’export dei Paesi meridionali, il cui contributo al commercio mondiale è passato dall’1,5% al 2,5% nel corso dell’ultimo ventennio, nel corso del quale quello dei Paesi nord-mediterranei è sceso dal 13,1% al 9%”. Tema centrale per il futuro delle società del Mediterraneo è l’ambiente e gli effetti di medio-lungo periodo del cambiamento climatico. Se l’intera area risulta esposta a forti rischi, al suo interno sono i Paesi della sponda sud-orientale a presentare i più elevati indici di vulnerabilità, oltre che minori capacità di risposta a causa di più bassi livelli di sviluppo economico. “Lo studio delle società del Mediterraneo richiede un approccio multidisciplinare, per la complessità dell’oggetto di analisi e per gli effetti che i diversi fattori analizzati all’interno del Rapporto hanno su di esse: geopolitica internazionale, governance locale, demografia ed economia. Un approccio che è quello tradizionalmente adottato dal nostro istituto di ricerca”, conclude il direttore del Cnr-Issm. (Red)