Roma, 27 feb – A Carnevale ogni scherzo vale. Ma un movimento economico vicino ai 230 milioni è tutt’altro che uno scherzo. Soprattutto se cresce a un ritmo quasi quattro volte superiore a quello del prodotto interno lordo. Numeri che testimoniano, anche in materie di feste, il ritorno alla tradizione. E al momento di giocosa rottura rispetto al quotidiano che risale a oltre duemila cinquecento anni fa e avrà il culmine in martedì 5 marzo, Martedì grasso. Per quest’anno il giro d’affari mosso dal Carnevale arriverà a 228,5 milioni di euro, otto milioni e mezzo più dell’anno scorso e 28,5 milioni più del 2017. La crescita relativa, quindi, è del 3,7% sul 2018 e del 9,25% sul 2017. A rilevarlo una indagine del Centro studi CNA condotta in collaborazione con CNA Turismo e Commercio tra le imprese associate alla Confederazione coinvolte nelle attività carnascialesche. Imprese che registrano in maniera crescente l’impennata di una nuova forma di turismo legata al Carnevale: il turismo esperienziale. Dalla realizzazione di maschere e di costumi alla produzione di piatti tipici, salati e dolci, sono sempre di più i turisti, italiani e stranieri, di ogni età e fascia sociale, che hanno voglia di partecipare, oltre che di assistere, di agire, di “sporcarsi le mani”. Con un giro d’affari stimato intorno ai 65 milioni (contro i 60 circa dell’anno scorso e i 55 del 2017) la parte del leone – è proprio il caso di dirlo – la svolge Venezia, capitale mondiale del Carnevale fino alla caduta della repubblica, quando la festa fu soppressa dall’invasore francese. La crescita del 2018 e la previsione per quest’anno dimostrano che il numero chiuso inserito l’anno scorso se, magari, ha ridotto l’afflusso in termini quantitativi, non lo ha di certo intaccato in termini economici. Al contrario. E questo anche grazie alla crescita del turismo esperienziale e al suo apporto qualitativo e a iniziative che cercano di rispondere alle nuove esigenze. (SEGUE)