Milano, 28 feb – In risposta al calo degli attacchi ransomware, è stata invece registrata una prevalenza dei miner di criptovalute, che vengono installati sui computer delle vittime a loro insaputa, “rubando” la potenza di calcolo necessaria per il mining. Una delle ragioni dell’aumento dei miner è proprio la loro capacità di passare inosservati: sono silenti, operano in background, e sono difficili da identificare in assenza di strumenti di endpoint protection, che monitorano i processi attivi e controllano il traffico in uscita. Gli esperti di Microsoft hanno inoltre evidenziato la diffusione di un diverso tipo di miner, che non richiede l’installazione sul PC degli utenti ma che è completamente basato sui browser web ed effettua il mining di criptovalute quando gli utenti visitano un sito infetto. Un’altra tattica utilizzata dai cyber criminali prevede l’inserimento di una componente dannosa in un’applicazione legittima o nel pacchetto di aggiornamento distribuito a tutti gli utenti. Questi attacchi possono essere molto difficili da rilevare perché fanno leva sulla fiducia che gli utenti ripongono nei confronti dei vendor. Il report include diversi esempi, tra i quali la campagna Dofoil, che dimostra quanto questo genere di attacchi sia in grado di diffondersi rapidamente: nelle prime 12 ore dall’inizio della campagna, Windows Defender Antivirus ha bloccato oltre 400.000 tentativi di infezione in tutto il mondo. Infine, il phishing si è confermato il metodo di attacco preferito dai cyber criminali: tra gennaio e dicembre 2018 la percentuale di messaggi di phishing tra le email in arrivo è aumentata del 250%. Questo trend non è una sorpresa e non sembra destinato a cambiare nel prossimo futuro. Anche in questo caso, gli attaccanti hanno cambiato le proprie tattiche in risposta ai tool e alle tecniche di rilevamento sempre più sofisticati, riducendo la durata delle campagne e affidandosi alle infrastrutture Cloud pubbliche per celare i propri attacchi. (red)
