Roma, 8 mar – “Quello che vorrei dire a tutte le donne di destra è che non dobbiamo avere timore di perdere la nostra identità, rivendicando i nostri diritti di donne. È la storia della legislazione a dirci che queste battaglie si devono fare”. Così il ministro Giulia Bongiorno in un’intervista al Corriere della sera nella quale non esita a giudicare la politica italiana maschilista, argomentando che “verso le donne c’è un accanimento particolare. Quando da presidente della Commissione Giustizia diedi la priorità alla legge contro lo stalking, me ne dissero di tutti i colori; come se odiassi gli uomini o avessi una vendetta da prendermi. Altri tentarono di ridicolizzare il provvedimento, come se fosse rivolto contro gli innamorati e i corteggiatori. A molte donne, di destra e di sinistra, dalla Carfagna alla Boschi, hanno detto anche di peggio. Ma in quella circostanza scattò una catena di solidarietà: Mara Carfagna era ministro del Pdl alle Pari Opportunità, e lavorò con Donatella Ferranti del Pd”. Non è che la Lega in particolare è maschilista? “L’Italia in generale è maschilista. La mia parte politica ha questa etichetta. Una delle ragioni per cui ho seguito il progetto di Salvini, oltre al fatto che non era più limitato al Nord, è che parlando mi sono ritrovata a pensarla come lui” Anche sui diritti delle donne? «Sì. Ad esempio Salvini era molto interessato alla legge che con Michelle Hunziker abbiamo chiamato del Codice Rosso. Come al pronto soccorso i feriti più gravi vengono curati subito, così le denunzie delle donne in pericolo avranno la precedenza. Bisognerà distinguere, nel giro di pochi giorni, chi mente, chi esagera, chi invece segnala un rischio autentico. E per i violenti potrà scattare subito la custodia cautelare. Sono troppi i casi di donne assassinate dopo aver denunziato. E questo è un tradimento dello Stato, che prima ti dice di denunziare e poi ti abbandona”. A che punto è il Codice Rosso? “Prima che arrivasse in Parlamento c’era già il sì di tutti, compresi Berlusconi e il Pd. Ora è un disegno di legge a Firma Bonafede e Bongiorno, ma per me è di tutti. Sono finite le audizioni in Commissione Giustizia della Camera, a fine marzo va in Aula”. (PO / red)