Strasburgo, 14 mar – In una risoluzione adottata oggi, i deputati del Parlamento europeo, hanno presentato le loro proposte sulla strategia di riduzione delle emissioni a lungo termine dell’UE in relazione alla proposta presentata dalla Commissione europea inerente a opzioni che consentono un dibattito approfondito sulla via da seguire fino al 2050. Questo dibattito dovrebbe consentire all’UE di adottare e presentare alla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) una strategia ambiziosa entro il 2020, e di definire l’orientamento della futura politica climatica ed energetica dell’UE. Nella risoluzione non vincolante, adottata con 369 voti favorevoli, 116 voti contrari e 40 astensioni, i deputati affermano che solo due degli otto scenari (“percorsi”) proposti dalla Commissione europea nella sua comunicazione di novembre consentirebbero all’UE di raggiungere, entro il 2050, l’azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra (GES) e che tale obiettivo sia l’unico compatibile con gli impegni dell’Unione nel quadro dell’accordo di Parigi sul clima. I deputati sostengono la Commissione nel promuovere questi due scenari. Inoltre, il Parlamento ha espresso sostegno per le manifestazioni, in particolare alle marce sul clima e agli scioperi degli studenti che sensibilizzano sui rischi climatici. I parlamentari chiedono ai governi nazionali, regionali e locali, così come all’UE, di intraprendere azioni concrete e rapide per non superare il limite climatico di 1,5°C. I deputati sottolineano anche che per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette nel 2050 nel modo più efficiente in termini di costi, sarà necessario innalzare il livello di ambizione per il 2030. La transizione verso un regime a zero emissioni di gas serra, se gestita bene e col sostegno adeguato per regioni, settori e cittadini più vulnerabili, può potenzialmente creare 2,1 milioni di posti di lavoro aggiuntivi entro il 2050 nell’UE. Dovrebbe essere creato un “un fondo per una transizione giusta” per sostenere le regioni più colpite dalla decarbonizzazione, come le regioni carbonifere. (SEGUE)