Milano, 19 mar – “La TAVI è una tecnica mini-invasiva assai innovativa – spiega
il cardiologo interventista – eseguita senza aprire il torace e fermare il cuore,
nel trattamento dei pazienti affetti da stenosi aortica. Si tratta di una
malattia che insieme ad altre disfunzioni delle valvole cardiache, colpisce oltre
un milione di italiani e ben il 10% degli over 65. È la più frequente tra le
alterazioni valvolari: nel nostro Paese infatti la percentuale di popolazione in
età avanzata, afflitta da restringimento o occlusione di tale giunzione è del
3,8%, mentre quella con stenosi severa, con indicazione all’intervento di
sostituzione, è del 2%. In assenza di angina pectoris, sincope e scompenso
cardiaco, la prognosi è relativamente benigna, ma con la comparsa dei sintomi si
riduce drammaticamente l’aspettativa di vita, con una sopravvivenza media di 2-3
anni, in persone con angina o sincope, e di soli 1-2 anni in pazienti con
scompenso cardiaco”. “La TAVI è eseguita dai cardiologi interventisti – ricorda
il Prof. Tarantini -, quasi sempre senza anestesia generale e con impianto della
valvola, nella maggior parte dei casi, attraverso l’arteria femorale.
L’intervento dura meno di un’ora. Il recupero post-operatorio è rapido e il
paziente può essere dimesso nel giro di 3 o 4 giorni dall’intervento, se non
sopravvengono complicanze. Ben diversa è invece la sostituzione valvolare
chirurgica tradizionale, che comporta anestesia generale e circolazione
extracorporea (una macchina sostituisce cuore e polmoni durante l’intervento) e
che lascia naturalmente un’incisione sul torace e dura svariate ore”. Grande
l’entusiasmo al congresso che si tiene in Lousiana (USA). Per il Dott. Robert
Lederman, che dirige il Programma americano di ricerca interventistica di
Cardiologia presso il National Heart, Lung and Blood Institute, non coinvolto
negli studi e in alcun modo legato alle società che hanno sponsorizzato i
dispositivi “i risultati sono stati notevoli”. “È un momento storico e tutti noi
dovremmo ricordarlo come tale”, ha aggiunto Eugene Braunwald, cardiologo presso
il Brigham and Women’s Hospital di Boston. “Se fossi un paziente con stenosi
aortica, sceglierei di sottopormi a TAVI”, ha affermato il cardiochirurgo Gilbert
Tang, della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York. “Questa è per
tutti, cardiologi interventisti e pazienti, una rivoluzione che è superiore
all’invenzione dello stent – conclude il Prof. Tarantini-. Cambieranno
l’approccio alla malattia e gli standard di cura. In caso di stenosi aortica, ci
si chiederà perché sottoporre i pazienti a un intervento chirurgico tradizionale,
se abbiamo a disposizione la metodica TAVI”. (BIG ITALY / Red)