Roma, 19 mar – L’osservazione è stata effettuata grazie all’utilizzo del radiotelescopio internazionale LOFAR (Low Frequency Array), uno strumento di nuova generazione che permette di studiare e osservare stelle, nebulose, resti di supernova fino ai buchi neri in galassie lontane. LOFAR ha prodotto immagini radio ad alta risoluzione (a circa 150 MHz) del quasar 4C+19.44, situato a oltre 5 miliardi di anni luce dalla Terra. Questa osservazione è stata effettuata utilizzando, per la prima volta le antenne del telescopio LOFAR, distribuite in tutta Europa e che presto saranno anche a disposizione sul suolo italiano. Grazie agli accordi siglati con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), che lo scorso anno è entrato a far parte del consorzio internazionale che gestisce il telescopio LOFAR, anche il personale del Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino ha avuto la possibilità di utilizzare i dati di LOFAR collaborando attivamente alla realizzazione di questa misura della potenza radio del getto di 4C+19.44. L’accordo di adesione al consorzio italiano che partecipa al progetto LOFAR, coordinato dall’INAF, fa parte del programma di sviluppo del Dipartimento di Fisica, finanziato dal MIUR attraverso i fondi dei “Dipartimenti di Eccellenza 2018-2022” (L232/2016) che è stato possibile grazie anche alla partnership strategica con il Consorzio Internazionale per la Fisica Spaziale.
(Red)