Roma, 27 mar – “Nonostante le numerose e purtroppo sempre respinte proposte del Partito Democratico, il reddito di cittadinanza non muta nel suo impianto di fondo, confondendo sostegno al lavoro e contrasto alla povertà. In nessun Paese del mondo le due misure sono così confuse, perché il sostegno al lavoro abbisogna, oltre che di un sistema di accompagnamento alle persone, della promozione di un clima imprenditoriale che favorisca gli investimenti e crei nuove opportunità di lavoro, soprattutto nelle aree più deboli del Mezzogiorno. La lotta alla povertà porta con sé l’individuazione reale dei veri poveri, dei senzatetto, di tutti coloro che vivono spesso in famiglie a forte rischio di disagio sociale”. Lo dice Annamaria Parente, senatrice del Pd e relatrice di minoranza, nella discussione generale sul decreto comprendente reddito di cittadinanza e quota 100. “Pur con tutti i limiti – lo dico – i Governi della XVII legislatura di Renzi e Gentiloni avevano individuato, da una parte il reddito, d’inclusione e, dall’altra, la costituzione, per la prima volta in maniera strutturale, di un’agenzia nazionale per le politiche attive, con la conseguente impostazione di una nuova impalcatura di diritti come – per esempio – l’assegno di ricollocazione per chi perde il lavoro. Secondo il Partito Democratico andava proseguita e rafforzata la strada intrapresa. Potevate anche chiamarlo reddito di cittadinanza – non ci saremmo soffermati su una questione nominalistica – ma bastava avere una impostazione giusta del reddito di cittadinanza. La confusione, al contrario, in questo decreto di misure di sostegno al lavoro e contrasto alla povertà crea un mostro giuridico e il rischio concreto di non aiutare davvero i poveri veri, le disoccupate e i disoccupati, le persone con disabilità e in molti casi le donne”.
(PO / Sis)