Roma, 27 mar – La sentenza del Tribunale dell’Unione Europea di Lussemburgo “è ancor più determinante per le prospettive dell’Europa, che per il suo importante annullamento della decisione della Commissione Ue secondo la quale l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi costituiva un ‘aiuto concesso da uno Stato’. Infatti, quella sentenza ha ben evidenziato che l’Unione, pur priva di una vera Costituzione, già sulla base dei trattati vigenti ha un impianto istituzionale di garanzie che permettono che siano annullati atti delle Istituzioni contrari al diritto dell’Unione stessa”. Lo scrive Antonio Patuelll, presidente della Associazione bancaria italiana, in una lettera al Corriere della Sera. “Si è dimostrato in concreto – prosegue – che i privati, gli Stati membri e le istituzioni europee possono ricorrere efficacemente alla Corte di giustizia o al Tribunale europeo con istanze che, se fondate, producono annullamenti di decisioni assunte. Insomma, nell’Unione esiste una magistratura autorevole, indipendente e imparziale, anche se non ancora possiede il rango di Corte costituzionale, non essendovi una vera e propria Costituzione. Tutto ciò rafforza la credibilità della Ue dopo che già il Parlamento europeo, negli ultimi anni, per merito innanzitutto del presidente Tajani e del presidente Gualtieri della Commissione economica e di tanti parlamentari non solo italiani, ha fatto prevalere le responsabilità legislative del Parlamento stesso rispetto a talune ‘invasioni di campo’, proprio in materia bancaria, poste in essere da alte burocrazie europee”. E conclude: “Anche nel merito, la decisione del Tribunale europeo è assai importante, perché ha stabilito che la Commissione non aveva dimostrato che i denari del Fondo interbancario di tutela dei depositi fossero controllati dalle autorità pubbliche italiane e che la Commissione stessa non aveva dimostrato nemmeno il coinvolgimento delle autorità pubbliche italiane nell’adozione delle decisioni del Fondo che agisce in modo autonomo, con denari versati dalle banche operanti in Italia e non con risorse statali”. (red)