Roma, 28 mar – “E’ la più populista delle misure pensate e coltivate dal populismo nostrano”. Così il giurista e penalista Ennio Amodio, in una intervista a La Stampa, commenta la legge sulla legittima difesa. E aggiunge: “E’ difficile per un giurista farsi convincere ad indossare l’abito della festa per accogliere la nuova creatura del diritto penale leghista. Non si può negare che in certi settori dell’opinione pubblica si stia radicando una angoscia legata al fenomeno della criminalità. Ma la nuova legge dà voce alle risposte viscerali di chi è dominato dalla paura. In questo modo cancella tutto il patrimonio di razionalità e di moderazione che da secoli accompagna la disciplina dei casi in cui eccezionalmente si autorizza il privato ad esercitare una giustizia privata perché non c’è un poliziotto o un carabiniere che sia in grado di intervenire per proteggerlo”. Un caso concreto? “Una persona che sente rumori nel giardino della sua villetta, scorge delle ombre e corre a prendere il fucile da caccia. In questo caso un pericolo effettivo c’è ma non giustifica certo l’omicidio di chi è entrato nel giardino perché la situazione di rischio del padrone di casa non è quella che si realizza quando la pistola è puntata contro la persona e non c’è altro rimedio che reagire con violenza per salvare la propria vita”. E quando invece la pistola è puntata? “Ecco, solo in questo caso il diritto da secoli insegna che non c’è punizione se ci si deve salvare da un pericolo imminente non altrimenti evitabile”, il codice penale vigente prevede la legittima difesa “mentre la nuova legge leghista autorizza a sparare anche quando il padrone di casa sta alla finestra, vede i ladri e invece di chiamare la polizia si fa giustizia da sé come un sovrano autorizzato a punire chi trasgredisce i confini della sua casa”, “non si può autorizzare il padrone di casa a sparare solo per la sua paura. Perché se è vero che egli è ingiustamente aggredito, il ladro o il rapinatore conserva la sua condizione di essere umano e non può essere ridotto a una cosa in balia dell’aggredito”. Una legge incostituzionale? “Certamente sì, perché il diritto alla vita viene sacrificato anche in situazioni nelle quali la persona aggredita mira a salvare esclusivamente dei beni patrimoniali. Penso che i giudici faranno fatica ad applicarla, continuando ad avere come faro la Costituzione”. (red)