Roma, 28 mar – “Una norma specifica per gli italiani all’estero già c’è, quella che pone il limite dei dieci anni di residenza nel territorio nazionale, di cui due continuativi, ma è una norma ai loro danni. Basta far cadere l’esclusione, come noi proponiamo, e tutti sono messi sullo stesso piano. Consentendo, magari, anche ai giovani che vogliano tentare di reinserirsi dopo qualche esperienza all’estero nel percorso lavorativo in Italia di poterlo fare, cosa che oggi non è possibile – affermano i parlamentari del Pd -. Il vero problema, temiamo, sia di visione e di sensibilità politica. Nella loro visione assistenzialistica e corporativa, per Di Maio e soci di governo gli italiani all’estero sono possibili consumatori di risorse che non portano molto consenso, come i fatti hanno finora dimostrato. Sfuggono loro completamente le potenzialità di proiezione globale e di moltiplicazione di opportunità che la loro presenza garantisce nel mondo, sicché non riescono a concepire altro che la politica delle pezze, come si dice dalle parti del Ministro. Senza rendersi conto nemmeno dell’involontario risvolto umoristico legato al fatto che mentre Di Maio pronunciava quelle parole, la parte del “petente” la faceva lui chiedendo a molti imprenditori di origine italiana di venire a investire in Italia”. (Red)