Robert Camuto – scrive Brescia Oggi – è un giornalista e scrittore americano appassionato dell’ Italia, non solo perché qui ritrova suoni, profumi e sapori delle sue radici culturali ma anche perché qui la sua curiosità di narratore non è mai pienamente appagata. Dalla Sicilia al Veneto passando per Basilicata, Campania, Lazio, Toscana o Marche, Camuto ha scoperto e sta scoprendo una ricchezza inesauribile di storie di vita, di famiglie. E lo fa attraversando il mondo del vino. Un mondo che come i dialetti e le cucine regionali, rappresenta la complessità italiana, la varietà di un Paese che non può essere compreso in un’ unica idea o voce. Per Camuto “oggi l’ Italia sta vivendo un grande momento a livello vitivinicolo, mi ricorda molto la Francia di dieci anni fa, di metà degli anni 2000, Spagna e Portogallo invece sono come l’ Italia di oltre dieci anni fa. Si tratta soprattutto di cultura del vino di qualità, di consapevolezza dei propri mezzi tecnologici e soprattutto dell’ accessibilità a questa tecnologia. In questo momento in Italia – ma dobbiamo distinguere Nord, Sud e Centro – molti di quei contadini che producevano uve per fare il vino in casa o per conferire alle cantine ora sono diventati produttori con una propria cantina, si misurano con i mercati. In altre parole l’ enologia è alla portata di tutti e in molti casi c’ è anche il riscontro delle vendite. Così si crea un grande fermento. Da questo punto di vista, Spagna o Portogallo invece sono indietro dieci anni rispetto all’ Italia”. “Al Nord le cantine hanno una capacità imprenditoriale e una organizzazione già consolidate, mentre al Sud i vitivinicoltori stanno imparando dai colleghi del Nord”. In ogni caso “Non c’ è il vino italiano ma i vini italiani, all’ estero fino a pochi anni fa l’ Italia era conosciuta per alcuni vini più noti, come quelli Toscani ad esempio, ora invece il panorama è molto più ampio. La sfida più grande ora per l’ Italia è come comunicare al mondo l’ immagine del vino italiano e nello stesso tempo raccontare tutte le differenze dei vini italiani. Sono convinto che in Italia ci siano molti tesori in generale, anche enologici che non sono stati scoperti. C’ è un incredibile ricchezza e una grande energia”. Ma come accelerare questo processo di crescita del mondo enologico made in Italy? “Difesa della qualità, promozione all’ estero. . . In questo momento gli operatori italiani del vino fanno più fatica di prima a lavorare insieme perché ci sono molti bravi produttori e quindi la competitività è maggiore rispetto ad anni fa”. “Voi italiani comunque dovete proteggere l’ immagine della denominazione”. (red)