Roma, 11 apr – Nel 2018 il tasso di occupazione dei 20-64enni – rileva l’Istat nel rapporto “Noi Italia” – sale al 63,0%, un valore di poco superiore a quello del 2008. Si conferma lo squilibrio di genere a sfavore delle donne (72,9% gli uomini occupati, 53,1% le donne), così come il divario territoriale tra Centro-nord e Mezzogiorno. Nel confronto europeo solo la Grecia ha un tasso di occupazione inferiore a quello italiano mentre si è ampliata la distanza con la media dell’Unione, specie per le donne.
L’incidenza del lavoro a termine raggiunge il 17,0% nel 2018 e risulta più alta nelle regioni meridionali rispetto al Centro-nord. Rimane sostanzialmente stabile la quota di occupati a tempo parziale: più elevata per le donne (32,4% contro 8,5%) ma uniforme nella distribuzione sul territorio nazionale.
In calo il lavoro sommerso che però nel 2016 coinvolge ancora il 13,1% degli occupati. A eccezione di Emilia-Romagna, Marche e Molise tra il 2015 e il 2016 tutte le regioni registrano una diminuzione dell’incidenza del lavoro non regolare. Il Mezzogiorno presenta il valore più elevato, pari al 18,6%, con un massimo del 22,3% in Calabria. Il lavoro sommerso, oltre a essere maggiormente diffuso nelle unità produttive più piccole, è caratterizzato da forti specificità settoriali: nell’agricoltura è irregolare oltre un quinto degli occupati.
Nel 2018 il tasso di disoccupazione si riduce per il quarto anno consecutivo, attestandosi al 10,6%, più alto di 4,5 punti percentuali rispetto al minimo del 2007. Forti le differenze territoriali, con un valore del Mezzogiorno superiore di oltre tre volte a quello del Nord-est.
Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) scende al 32,2% nel 2018, due punti e mezzo in meno rispetto all’anno precedente. Il valore più alto si registra nel Mezzogiorno, in particolare in Sicilia e Campania dove tocca il 53,6%. Oltre che in Italia, nell’Ue la condizione dei giovani rimane particolarmente critica in Grecia e Spagna.
Anche il tasso di mancata partecipazione, che tiene conto di quanti sono disponibili a lavorare pur non cercando attivamente lavoro, diminuisce per il quarto anno consecutivo (19,7%). Il valore del Mezzogiorno rimane più che doppio rispetto a quello del Centro e oltre tre volte quello del Nord-est. La distanza tra Italia e media Ue è vicina ai 10 punti, ma sale a 13 punti per la componente femminile.
(red)