Caracas, 15 nov – Tutto è cominciato sabato scorso al Vertice Iberoamericano di Santiago del Cile, quando il presidente venezuelano Hugo Chávez ha dato del fascista all’ex presidente spagnolo José Maria Aznar, scatenando le ire del Re Juan Carlos che lo ha apostrofato con un “perché non stai zitto”, davanti ai giornalisti di mezzo mondo. Da quel giorno il presidente Chávez non solo non è stato zitto ma ha continuato a rilasciare dichiarazioni caustiche, sfociate in una vera e propria crisi che definire ‘diplomatica’ è, forse, troppo poco. Oggi nel corso di un’intervista televisiva il presidente venezuelano ha messo in guardia le numerose imprese spagnole che investono in Venezuela dichiarando: “Tutte le imprese spagnole in Venezuela devono cominciare a rendere conto del loro lavoro e io le controllerò per sapere quello che fanno qui” ha detto, sottolineando che gli investimenti spagnoli nel Paese “non sono imprescindibili. Non voglio la crisi, ma se le relazioni si danneggiano, si danneggiano”. Il ministro degli Esteri di Madrid Miguel Angel Moratinos ha risposto alle affermazioni di Chávez dichiarando che “non aiutano a porre fine” alle polemiche scaturite dall’incidente del Vertice Iberoamericano e si è espresso in favore sia del Re Juan Carlos che del presidente Zapatero intervenuto, seppur con toni più pacati, in difesa di Aznar durante il vertice. Ma è chiaro ormai che anche il governo spagnolo, di fronte ad una reazione così decisa da parte di Caracas, sta evitando di soffiare sul fuoco delle polemiche. Intorno all’accaduto c’è il massimo riserbo da parte delle multinazionali spagnole che investono in Venezuela. Secondo il quotidiano El Pais, gli imprenditori non rispondono al telefono, evitano le domande dei cronisti e solo una fonte anonima ha voluto dichiarare alla stampa: “Chávez non starà zitto, continuerà a parlare perché probabilmente pensa che questo lo aiuti ad avere più voti per il referendum costituzionale del 2 dicembre”. Anche l’ambasciata di Spagna a Caracas evita accuratamente di rilasciare dichiarazioni e i vertici del governo spagnolo hanno ribadito che non intendono richiamare l’ambasciatore, come invece aveva chiesto l’opposizione guidata dal Partito Popolare di Mariano Rajoy, successore di Aznar. La situazione è evidentemente molto tesa e quello che inizialmente sembrava solo un brutto incidente, divenuto peraltro un vero e proprio tormentone in internet dove è possibile rivedere il filmato del diverbio, sta invece diventando una questione di principio per il presidente Hugo Chávez che non ha esitato a ricordare alla Spagna il suo antico passato di potenza coloniale e il saccheggio del continente latinoamericano da parte dei ‘conquistadores’. “Se anche io stessi zitto – ha dichiarato Chávez poche ore dopo il vertice – griderebbero le pietre dei popoli dell’America Latina”. A sostegno del presidente Chávez si è schierato anche il suo omologo nicaraguese Daniel Ortega il cui intervento in occasione del vertice ha infastidito talmente il già infuriato Juan Carlos, da spingerlo ad alzarsi e andare via con grande imbarazzo di tutti e soprattutto di Zapatero che gli sedeva accanto e che fino ad oggi era riuscito a rilanciare positivamente i rapporti strategici tra
(Clr)