New York, 24 gen – Per sostenere che l’Iraq era in possesso
di armi di distruzione di massa e che aveva legami con Al Qaida (accuse
entrambe rivelatesi infondate), il presidente George W. Bush e sette alti
responsabili della sua amministrazione nei due anni seguiti all’11 settembre
2001 hanno detto in pubblico 935 bugie. Il conteggio è stato fatto da due
organizzazioni americane indipendenti, il Center for public integrity e il Fund
for independence in journalism. Sono stati esaminati discorsi, interviste,
conferenze stampa ed altro tenute dal presidente, l’ex-segretario di stato
Colin Powell, l’ex-vicesegretario alla Difesa Paul Wolfowitz, i portavoce della
Casa Bianca, Ari Fleisher e Scott McClellan, il vicepresidente Dick Cheney,
l’ex-consulente alla sicurezza nazionale (ora segretario di stato), Condoleeza
Rice, e l’ex-segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld. Ma le bugie non sarebbero
bastate a giustificare l’invasione dell’Iraq se non fossero state
amplificate – osservano gli autori del
rapporto – “da un frastuono mediatico costituito da migliaia di articoli e
servizi televisivi”.