Padova, 9 apr – Il ministro dell’Interno Giuliano Amato ha
trovato sul suo tavolo di lavoro un omaggio particolare: la traduzione in
“italiano” del manuale di istruzioni per i componenti dei seggi elettorali. I
60.000 seggi che garantiscono agli italiani il diritto di votare ricevono un
manuale di istruzioni che dovrebbe spiegare ad esempio che cosa fare quando gli
elettori non hanno un documento di riconoscimento, oppure, per infermità,
chiedono di essere accompagnati in cabina da una persona di fiducia o ancora
come ci si comporta quando si accorgono di aver erroneamente compilato una
scheda. Ma questo manuale, tramandato e chiosato più volte dal
risolvere, in maniera rapida e corretta, i problemi che via via si pongono nel
corso delle votazioni? No. Innanzitutto perché il manuale usa non l’italiano
più comune, ma “un’antilingua” tecnica e aulica fino all’eccesso. Poi perché le
informazioni su uno stesso argomento sono disseminate in diverse parti del
testo, alle volte addirittura nel posto in cui nessuna persona ragionevole le
cercherebbe. E infine perché non ci sono aiuti per la consultazione (titoletti
laterali, indice analitico). Per questa ragione, gli studenti della laurea specialistica
in Comunicazione istituzionale dell’Università di Padova sotto la guida del
loro professore, Michele Cortelazzo, hanno provato a dare ordine al testo, a
usare le parole più comuni: a farne davvero un manuale di istruzioni e non un
minitrattato di diritto amministrativo. Il risultato? Una pubblicazione comprensibile
che nella “traduzione” ha ridotto del 25% la lunghezza del testo originale.
Com’è cambiata la lingua del manuale? Gli autori hanno dato semplicità e
uniformità alle parole usate: il seggio sostituisce l’ufficio elettorale di
sezione; il timbro il bollo; si sigilla e non si suggella; si timbra e non si
bolla; hanno snellito espressioni gonfie e inutilmente dilatate in modo tale
che la frase “L’elettore stesso, dopo aver espresso il voto, deve ripiegare,
nella cabina, le schede, secondo le linee lasciate dalla precedente piegatura,
e restituirle al presidente del seggio. Qualora una scheda non sia stata
piegata dall’elettore, il presidente lo invita a piegarla, facendolo rientrare
nella cabina” ora diventa, in maniera più prosaica, “Prima di uscire dalla
cabina, l’elettore ripiega le schede secondo le linee della piega precedente.
Se un elettore non piega le schede, il presidente lo invita a rientrare nella
cabina per piegarle”. E se “la sala deve avere una sola porta di ingresso,
salvo il caso in cui sia stato possibile assicurare un accesso separato per le
donne”? Allora è meglio essere più rispettosi della parità dei sessi e
scrivere “Il presidente verifica che il seggio abbia una sola porta d’ingresso
(a meno che non vi siano ingressi separati per uomini e donne)”. L’effetto di
legge è lo stesso.