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UNESCO, LA MODA E’ PROTAGONISTA DEL FORUM CULTURA E IMPRESA

it@withub.it by it@withub.it
27 Settembre 2009
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Milano, 27 set – Nella frenetica settimana delle sfilate
milanesi per la prossima estate, anche Monza ha respirato tutto il fascino
della moda internazionale. A 45 minuti di macchina dal Duomo meneghino, la
città lombarda ha infatti ospitato Alber Elbaz. Il raffinato direttore creativo
della maison francese Lanvin è stato l’applaudito protagonista
dell’inaugurazione del Forum mondiale Unesco dedicato alla cultura e
all’impresa, in programma nella splendida cornice di Villa Reale. “Sono qui per
raccontare la storia della moda – ha esordito lo stilista -. Noi designer
abbiamo a disposizione una pagina bianca, che dobbiamo riempire con sogni e
storie”. Con la sua eclettica personalità e la sua intelligenza – riporta il
magazine statunitense WWD – Elbaz ha conquistato subito la platea, gremita ed
entusiasta. Spaziando dalle insidie della globalizzazione ai ritmi forsennati
del sistema moda. Tutto con la giusta dose di ironia per sdrammatizzare un
mondo che è spesso preso troppo sul serio. La moda non è solo party e
champagne, ha spiegato Alber, giacca scura e immancabile papillon. Le forti
pressioni cui gli stilisti sono sottoposti per produrre su larga scala non sono
una leggenda, ma la pura verità. Nella sua memoria è ancora vivo il ricordo
delle tre impegnative stagioni da Saint Laurent, prima di essere sostituito dal
texano Tom Ford. Il designer, chiamato a prendere il timone di monsieur Yves in
persona dopo l’annuncio del suo ritiro dalle passerelle del pret-a- porter, ha
raccontato lo stupore nel constatare che, alla vigilia della sua ultima sfilata
di alta moda, il leggendario couturier era ancora emozionato e agitato. A
conferma del pesante carico emotivo che grava sulle spalle di uno stilista di
altissimo livello. Lavando via un po’ della patina dorata che la avvolge, Elbaz
ha spiegato che la moda è una vera e propria maratona e che “gli stilisti
lavorano duramente, anche se – ha precisato riferendosi alla sua silhouette non
propriamente longilinea – sfortunatamente non perdono peso”. La giornata tipo
di un designer famoso come lui? Sveglia alle sei con un potente caffè nero e
marcia a tappe forzate, alla ricerca di nuove storie da raccontare e trovate
accattivanti che seducano i clienti e soddisfino le vendite. Tra pre-collezioni,
micro-collezioni, collezioni da crociera – ha sottolineato l’oratore – un
designer con una carriera trentennale come la sua può arrivare a firmare più di
180 collezioni. Senza tuttavia riuscire mai a godere a pieno dei propri
successi. “Nell’industria della musica la tua carriera può andare avanti per
una vita anche solo grazie a un bell’album – ha riflettuto Elbaz – ma nel
nostro caso questo vale solo fino alla collezione successiva. Conoscete
qualcuno che abbia voglia di essere stressato? O che voglia fare il sarto? Io
no. Ma in compenso conosco moltissime persone che vogliono fare le modelle.
Anzi, le top-model. Oggi funziona così: diventare famosi e farlo più
velocemente possibile”. In questa società sempre più veloce e globalizzata uno
stilista deve necessariamente fare i conti con la multimedialità. Anche se su
questo fronte Alber nutre qualche dubbio. Le competenze della moda sono in
pericolo – ha avvertito – e la cultura superficiale generata da internet non
aiuta di certo. Non a caso Elbaz non è un grande fan della tecnologia: con i
messaggi e-mail non è mai stato vero amore e giudicare una collezione dallo
schermo di un computer gli sembra ancora una missione impossibile: “Ciò che
sembra bello in una foto non lo è sempre dal vivo”. Quanto all’imminente
appuntamento con le sfilate parigine, che vedranno Lanvin in passerella il
prossimo 2 ottobre, Elbaz ha scherzato: “Mi sento come una madre di dieci figli
che mi aspettano a Parigi e piangono perché hanno fame. Anche nell’era di
internet e dell’alta tecnologia, non è possibile fare tutto a distanza con il
telecomando”. (A. Sc.)

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