Sono tornati i bankers? La speculazione è di nuovo a piede libero? Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi non crede – almeno non del tutto – all’allarme lanciato ieri dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. “C’è un ritorno a pratiche precedenti la crisi ma è molto limitato”, ha garantito Draghi a conclusione dei lavori del Fondo monetario internazionale riunitosi a Washington. Ci sono sì “comportamenti di questo tipo”, ha ammesso Draghi, “ma non sono generalizzati”. Una replica indiretta a Tremonti che anche oggi ha ribadito: “Il volume della speculazione è tornato a com’era prima della crisi. Il mostro di oggi è quello dei cambi, con il confronto fra tre grandi blocchi continentali: Cina, Europa ed America. Un cambio giusto stabilizza, uno sbagliato destabilizza, basta un pezzettino di cambio sbagliato per spiazzare l’industria italiana”. Draghi ha replicato che “c’è molta volatilità sui mercati, ma bisogna dare contenuto alle affermazioni” e, inoltre, le banche oggi “allineano molto meglio di prima le remunerazioni alla gestione dei rischi’’. In veste di presidente del Financial Stability Board, Draghi ha inoltre assicurato che è molto lontano il rischio di un ritorno al protezionismo: esiste piuttosto “la volontà di muoversi lungo un percorso multilaterale”, mentre i maggiori nemici della ripresa sono rappresentati dalla disoccupazione “perché deprime i consumi” e dalla “fragilità del sistema finanziario”. “La ripresa è partita forte e sostenuta dagli stimoli di bilancio, dalla spinta dei paesi emergenti e dal ciclo delle scorte americane – ha spiegato a Washington il governatore di Bankitalia – Si sapeva che si sarebbe indebolita”. Guardando poi al nostro Paese, Draghi ha parlato della necessità di “coniugare la crescita con l’austerità di bilancio”, seguendo l’esempio della Germania. “Il secondo trimestre – ha aggiunto – è stato buono, mentre il terzo trimestre è andato meno bene – ha osservato Draghi – In Europa c’è
(Caf)