Bologna, 9 ott – “Quel che più mi soddisfa del mio lavoro è la passione che mi sa trasmettere”. Silvia Bartolini, presidente della Consulta degli emiliano romagnoli nel mondo, ha ancora gli occhi che si illuminano quando parla dei suoi progetti professionali, quando stringe la mano di un associato o dedica la sua pausa caffè per scambiare due parole con i giovani. La conferenza dei presidenti delle associazioni degli emiliano romagnoli nel mondo dal lei presieduta, si è svolta a Bologna dal 6 al 9 ottobre. Si è discusso, ma soprattutto ci si è confrontati tra le diverse realtà ed esigenze: 24 Paesi, 108 associazioni con esperienze diverse e non sempre facilmente assimilabili. “Sono contenta della partecipazione che c’è stata, perché non era scontata. Nonostante i ritmi di lavoro abbastanza frenetici e serrati, c’è stata sempre una grande presenza e un ricco dibattito”. Nei momenti di confronto si è sentito spesso pronunciare la parola “giovane”: “Giovane – spiega Bartolini – vuol dire nuova energia, possibilità di progettare il domani. Ho ereditato dalla scorsa presidenza una buona situazione; già nel 2007 otto ragazzi sono diventati nuovi consultori. Io ho continuato per questa strada, prevedendo una partecipazione delle nuove generazioni la più ampia possibile. E non è aumentata solo la presenza dei giovani, ma anche quella delle donne”. Bartolini si dice “soddisfatta per i progetti che sono in corso, come gli stage, i corsi di formazione di reporter, che continueremo senz’altro a promuovere, perché ci aiutano molto a mantenere i contatti con i ragazzi di tutto il mondo e soprattutto insegniamo loro come lavorare nel mondo dell’associazionismo in modo tale che un domani possano spendere le loro competenze qui da noi. Il prossimo grande obiettivo è l’organizzazione della conferenza mondiale dei giovani emiliano-romagnoli in Cile, a marzo. Per noi è davvero una sfida, speriamo di farcela”, aggiunge la presidente della Consulta. Infine, cosa ne pensa delle polemiche che coinvolgono il Cgie e i Comites? “E’ un momento davvero difficile per l’associazionismo – dice ancora Bartolini -. Si sta tentando di eliminare il Cgie con un colpo di spugna, senza considerare il suo ruolo a favore degli italiani nel mondo. La parola chiave dell’associazioni è il radicamento, eliminare Cgie e Comites vuol dire non dare importanza al rapporto che con il tempo si è creato con la popolazione, né alla sua rappresentanza. Se, come a volte qualcuno dice, esistono Comites che non funzionano bene, bisogna sapere che ci sono strumenti di controllo. Ci sono le regole per migliorarli. Eliminare e basta queste esperienze non è una scelta giusta che condivido”. Riguardo all’immigrazione, Bartolini non crede “a chi, in buona o cattiva fede, dice che gli immigrati di oggi siano diversi da quelli di ieri. Ci sono le stesse difficoltà, ostilità. L’emigrazione deve essere utilizzata come esperienza di ritorno che il Paese deve utilizzare per prevedere le giuste politiche al riguardo”.