Como, 1 ott – “Si tratta di una campagna vergognosa,
un’infamia nei confronti dei nostri lavoratori”. Esordisce così Claudio
Pozzetti, responsabile della Cgil Frontalieri, nel commentare l’attacco
mediatico subito dai lavoratori italiani nel cantone Ticino, in Svizzera,
diventati oggetto della campagna “Bala i ratt”. “I frontalieri sono amareggiati
e arrabbiati – ci spiega Pozzetti -. Essere dipinti come topi di fogna, perché
è questo che mostra la campagna, non fa piacere a nessuno. Una cosa del genere
non ce la saremmo mai aspettata: i frontalieri non rubano il lavoro agli
svizzeri e gli stessi imprenditori del Ticino – precisa il sindacalista – sanno
bene che senza i nostri lavoratori le loro aziende sarebbero in netta difficoltà.
Nei momenti duri sono sempre stati gli svizzeri a cercare la forza lavoro dei
frontalieri italiani. Episodi come questo non sono rari. Il malcontento di
alcuni personaggi verso i nostri lavoratori è latente anche se è da rimarcare
che non si era mai manifestato in questi termini”. I lavoratori hanno subito
armato la contro-risposta orchestrata da una campagna congiunta di
Cgil-Cisl-Uil con i sindacati svizzeri Unia e Sina. “Abbiamo messo in moto
immediatamente una campagna di volantinaggio e ci siamo rivolti alle
istituzioni italiane e a quelle svizzere – sottolinea Pozzetti –. Moltissimi
parlamentari italiani, gli amministratori dei territori interessati e i governi
svizzeri cantonali e federali hanno subito appoggiato la nostra causa riuscendo
a far diventare quell’orrenda e vergognosa campagna un caso isolato. Anche
Frattini ha definito inaccettabile la cosa e le sue parole non possono che far
piacere”. I motivi del lancio di “Bala i ratt” non sono ben chiari, “di sicuro
–spiega Claudio Pozzetti – è da tenere bene in mente che tra qualche mese ci
saranno le elezioni in Svizzera e fa comodo ai piccoli partiti guadagnare una
manciata di voti nel cantone”. Più difficile, invece, che a far decollare la
campagna siano state le difficoltà della parte elvetica nell’accordo bilaterale
che consente alle imprese dei due Paesi di effettuare lavori oltreconfine per
un massimo di 90 giorni all’anno. Un accordo ben sfruttato dalle imprese
italiane e difficile da attuare per quelle svizzere “bloccate dalla burocrazia
italiana che stiamo tentando di semplificare – precisa il responsabile Cgil –.
Le Camere di Commercio di Como e Varese hanno già istituito dei tavoli tecnici
bilaterali delle associazioni delle imprese e dei sindacati per tentare di far
fronte al problema. È stato anche stampato e inviato alle aziende svizzere un
vademecum che spiega come e in che termini chiedere l’autorizzazione”. Insomma,
una campagna gratuita e offensiva che “ha creato malumore ma che – conclude
Pozzetti – si rivelerà un boomerang per chi l’ha messa in atto, perché gli
abitanti del Ticino conoscono bene l’apporto fondamentale dei nostri
frontalieri e non si lasceranno influenzare dalla vergognosa ‘Bala i ratt’”.