Dall’Irlanda del Nord all’Iraq, “non è stata la brutalità a essere sistematica, ma la menzogna”. Robert Fisk sulle pagine dell’Independent lancia la sua requisitoria contro il governo britannico, accusandolo di condurre una propaganda basata sulle bugie: “Centinaia di migliaia di nostri soldati si comportano bene, con coraggio esemplare e cortesia, mettendo in pericolo la loro vita 24 ore al giorno”. “Di solito – afferma Fisk – si legge questo sui giornali, mentre gli altri sono sempre delle ‘mele marce’ che vanno punite. Ma forse le vere ‘mele marce’ sono proprio i militari e le ‘vere vittime’ i 14 morti del Bloody Sunday a Derry e Baha Mousa a Bassora”. Il corrispondente dell’Independent in Medio Oriente paragona la Belfast di prima degli Accordi di Pasqua alla Bassora irachena in quanto a sistematicità della menzogna “sull’indifferente brutalità dell’esercito”. “Baha Mousa è stato picchiato a morte, questa è l’unica verità: un ufficiale britannico è arrivato a casa sua e l’ha massacrato”, conclude Fisk, commentando i risultati delle indagini condotte sulla morte, nel 2003, di Baha Mousa, arrestato nell’Hotel Haitham di Bassora dai militari del 1° Battaglione del reggimento dei Queen’s Laincashire. Dopo due giorni l’uomo è morto a causa dei maltrattamenti subiti durante gli interrogatori, sul suo corpo furono trovate ben 93 ferite.
(Fam – 9 set)