Il presidente Obama ha ragione a insistere: è impossibile che i super-ricchi paghino meno tasse dei loro dipendenti. Ma correggere questa ingiustizia è solo un piccolo passo verso l’equità. Negli Stati Uniti il problema è ben più grave. Ed è per questo che il rimedio dovrebbe essere altrettanto forte: bisognerebbe tassare direttamente la ricchezza, con un’imposta del 2% sulle famiglie proprietarie di più di 7,2 milioni di dollari di patrimonio netto. Una misura che colpirebbe solo lo 0,5% degli americani, quelli che siedono comodamente al vertice della piramide, ma che produrrebbe almeno 70 miliardi dollari l’anno. Un onere – prosegue il Los Angeles Times – che peserebbe su coloro che hanno sofferto meno la recessione economica. Non è più una questione di equità, quanto di salvare la democrazia, minacciata da un’estrema concentrazione della ricchezza nelle mani di poche persone. Anche se non disponibili delle statistiche affidabili, la disuguaglianza del reddito negli Stati Uniti supera di gran lunga quella europea, ma anche quella del Venezuela. Una tassa sulla ricchezza rappresenta il modo migliore per proteggere la democrazia, come già hanno fatto Francia, Norvegia, Svizzera e altri cinque membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, e come si appresta a fare l’Italia.
(Fam – 20 set)