Governo battuto, ma su un ordine del giorno, non su un emendamento o una legge. E con numeri che parlano chiaro: 247 quelli dell’opposizione e 223 della maggioranza, ossia in aula a Montecitorio erano assenti oltre 150 deputati, niente a che vedere con le cifre fatte registrare ieri al momento di votare la mozione di sfiducia al ministro dell’Agricoltura Francesco Saverio Romano: maggioranza a ranghi stretti con 315 voti e l’opposizione che arriva a malapena a 294. Tuttavia la battuta d’arresto c’è, va registrata e, come sottolineano dal Partito democratico, non è certo la prima che l’esecutivo in carica deve mandar giù: siamo “alla 90esima sconfitta del governo in Aula”. E naturalmente la lettura politica che arriva dall’opposizione mette l’accento su una sempre maggiore debolezza dell’esecutivo: “Il governo non ha i numeri per sostenere le sue politiche o per contrastare le proposte dell’opposizione”, dichiara Antonino Russo (Pd) subito dopo il voto alla Camera, autore dell’odg su cui è scivolata questa mattina la maggioranza. In sostanza nel testo passato in aula si impegna il governo a prevedere la possibilità di destinare l’otto per mille anche alle scuole pubbliche. Il testo complessivo della legge sui criteri per la ripartizione dell’otto per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a diretta gestione statale, unificato rispetto a proposte venute da maggioranza e opposizione, è stato approvato poi quasi all’unanimità (478 sì e solo 3 astenuti). Un provvedimento che prevede, tra l’altro, la ripartizione delle risorse e l’individuazione degli enti beneficiari attraverso un decreto del presidente del Consiglio dei ministri entro il 30 novembre di ogni anno, in coerenza con un atto di indirizzo delle commissioni parlamentari competenti da redigere entro il 15 luglio. Tra i criteri fissati per la ripartizione, il divieto di ridurre o destinare le risorse dell’8xmille a finalità diverse dalla lotta alla fame nel mondo, ad interventi per calamità naturali, assistenza ai rifugiati o alla conservazione dei beni culturali, salvo che sia previsto da un provvedimento legislativo per far fronte ad esigenze impreviste straordinarie. Ma sul contenuto dell’ordine del giorno passato con i voti delle opposizioni e con quelli decisivi dell’Udc si è innescata una querelle “nominalistica”. Per il sottosegretario Carlo Giovanardi, infatti, “nell’attuale sistema nazionale di istruzione per scuole pubbliche si intendono soltanto scuole statali o quelle comunali provinciali o regionali mentre le scuole non statali private sono quelle gestite da privati laici o religiosi, comprese quelle paritarie”. E quindi “con la dizione dell’ordine del giorno le scuole private paritarie, che non sono scuole pubbliche, non potrebbero godere dei finanziamenti derivanti dall’8 per mille”. A stretto giro arriva la risposta dei deputati dell’Udc, che spiegano come il loro voto nasce da due riflessioni: “La prima è che evidentemente questo non incide in alcun modo sull’otto per mille destinato alla Chiesa Cattolica, la seconda è che, come autorevolmente confermato dall’onorevole De Pasquale nel suo intervento in aula, la dizione ‘scuola pubblica’ indica la scuola di Stato e la scuola paritaria che fanno parte al medesimo titolo del servizio scolastico pubblico”. Insomma l’Udc fa professione di coerenza rispetto alle battaglie da sempre combattute a favore delle scuole di ispirazione religiosa mentre Giovanardi coglie l’occasione per attaccare gli ex compagni di strada nel Ccd-Cdu: “Stupisce che in corso di votazione l’Udc, che aveva preannunciato il voto contrario, abbia cambiato atteggiamento – sottolinea il sottosegretario – consentendo l’approvazione di un ordine del giorno che contraddice anni di battaglie per garantire nel nostro Paese la parità scolastica”. Una disputa per ora irrisolta, che la Lega, per rimanere in tema, interpreta in termini biblici: “Oggi, per trenta denari, l’Udc ha venduto la scuola cattolica e paritaria”, scrivono in una nota i deputati della Carroccio, Massimo Polledri, Paola Goisis e Gianluca Pini. E così, in attesa di una interpretazione (divina?) definitiva del testo dell’odg, la legge passa ora all’esame del Senato. (Pif – 29 set)