La Lega torna “di lotta” e molla “il governo”, perché non vuole partecipare all'”ammucchiata” e si prepara a fare un’opposizione solitaria all’esecutivo guidato da Mario Monti. Non sono servite a nulla quindi le pressioni dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha tentato a più riprese di coinvolgere anche il Carroccio nell’appoggio a un governo tecnico né tantomeno quelle del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e di Mario Monti. Anche l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni, leader della corrente leghista che negli ultimi mesi è stata più critica per le scelte fatte dal governo Berlusconi IV, è stato contattato telefonicamente dal Capo dello Stato e dal premier in pectore. A rivelarlo è stato lui stesso, ammettendo che i due hanno cercato di convincerlo affinché la Lega sostenesse la maggioranza ed entrasse a far parte del governo. Niente da fare però, la Lega “non vuole speculare” né fare “il bastian contrario” ma a fare un governo che va dal Pdl all’Idv, passando per il Pd e l’Udc non ci sta. “Stimo Mario Monti – afferma Maroni – ma credo che avrà difficoltà con una maggioranza così eterogenea” e paradossalmente, ragiona l’ex titolare del Viminale, un governo tecnico anziché essere più preparato a fronteggiare i problemi aperti dalla crisi economia e sociale in atto potrebbe addirittura complicarli. La Lega quindi aspetta di vedere alla prova dei fatti il governo Monti e intanto si preoccuperà di verificare “che le sue proposte non siano macelleria sociale”, puntualizza Maroni, che avanza anche una preoccupazione concreta: “Non vorrei che arrivasse qualche colosso francese che diventa proprietario delle reti idriche di tutti i comuni, il rischio c’è ed è meglio vigilare che i patrimoni italiani non vengano svenduti a colossi franco-tedeschi”. (13 nov – Pif)