(29 mar) – Nel 2009 in Svizzera sono stati quasi 300 i casi di suicidio assistito, ovvero 4,8 decessi su 1000. Lo ha reso noto l’Ufficio federale di statistica. Il 90% delle persone che hanno fatto ricorso all’assistenza al suicidio aveva almeno 55 anni e solo l’1% aveva un’età inferiore ai 35. Superati i 55 anni, sono più numerose le donne che fanno appello al suicidio assistito. Le persone chiedono di essere aiutate a morire quando ritengono che la propria vita non valga più la pena di essere vissuta, principalmente a causa di una grave malattia fisica. Nel 44% dei casi, la malattia di base dichiarata è stato un cancro, nel 14% una malattia neurodegenerativa, nel 9% una malattia del sistema cardiocircolatorio e nel 6% dei casi una malattia dell’apparato motorio. Infine, per il 3% delle persone è stata indicata una depressione quale malattia di base e per lo 0,3% una demenza. Nei dodici anni censiti dal 1998, il numero più elevato di casi, in cifre assolute e relative, è stato registrato nel Cantone di Zurigo: 700 persone, ovvero 5,6 decessi su 1000 tra il 1998 e il 2009. Il Cantone di Ginevra rileva 100 casi, ovvero 4,4 decessi su 1000. È difficile effettuare un raffronto internazionale poiché ogni Stato possiede una diversa regolamentazione, che va dal divieto assoluto dell’eutanasia (come in Italia) a soluzioni più liberali, e dato che non vi sono standard di rilevazione internazionali per quanto concerne l’assistenza al suicidio. Le cifre meglio documentate provengono esclusivamente dal Belgio e dai Paesi Bassi. In Belgio il numero di suicidi assistiti (attivi e passivi) ha continuato a crescere dal 2002, anno in cui sono entrate in vigore le relative norme, e nel 2009 ha raggiunto 7,9 decessi su 1000. Nel 2010 si sono registrati solo 2,3 casi di suicidio assistito su 1000 decessi nei Paesi Bassi, dove l’assistenza al suicidio attiva e passiva dev’essere espressamente notificata.
Fonte:
http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/it/index/news/01/nip_detail.html?gnpID=2010-862
