Continua la cura dimagrante al carrello della spesa. A ottobre le vendite al dettaglio dei prodotti alimentari sono crollate del 2,9 per cento su base annua e dell’1,3 per cento rispetto al mese precedente. E’ l’ennesimo segnale di una situazione ormai giunta al limite, con gli italiani in trincea e la spesa pro capite per cibo e bevande tornata ai livelli del dopoguerra. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, spiegando che ad oggi l’unica speranza per ridare un po’ di fiato ai consumi alimentari viene dal Natale alle porte. Secondo i nostri dati, infatti, le famiglie preferiscono “tagliare” su regali (-9 per cento) e vacanze (-4 per cento) che rinunciare alle tradizioni enogastronomiche -osserva la Cia- e gli alimentari, quindi, sono l’unica voce di spesa prevista in crescita (+1 per cento) durante queste feste. Natale a parte, però, il quadro resta veramente critico: gli italiani sono “soffocati” dal progressivo crollo di redditi e potere d’acquisto e dal parallelo aumento degli oneri fiscali e questo si riflette in modo diretto sui consumi di cibo e bevande -ricorda la Cia-. Oggi il 34 per cento delle famiglie del Belpaese (7,4 milioni) dichiara di optare ormai per prodotti “low-cost” o di qualità inferiore -evidenzia la Cia- mentre il 28 per cento (6,5 milioni) ammette di rivolgersi quasi esclusivamente ai discount, ricercando tout-court sconti e promozioni commerciali. Una scelta che viene confermata anche dai dati odierni dell’Istat sulle tipologie di esercizio commerciale. A ottobre infatti -sottolinea la Cia- le vendite di prodotti alimentari “reggono” solo nei discount (+0,6 per cento), mentre crollano completamente gli acquisti sia nei piccoli negozi di quartiere (-3,5 per cento) che in supermercati (-2,6 per cento) e ipermercati (-6,7 per cento).(red- 20 dic)
