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I dipinti giovanili
di Don Milani

it@withub.it by it@withub.it
16 Maggio 2014
in Archivio speciali - Mostre
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I DIPINTI GIOVANILI DI DON MILANI

Una mostra al Museo Diocesano di Milano, da oggi all’8 giugno, presenta i dipinti giovanili di don Lorenzo Milani, realizzati tra il 1941 e il 1943 e interrotti bruscamente per entrare in seminario nell’autunno dello stesso anno. La conoscenza dei momenti più significativi della sua brevissima esperienza artistica offre importanti spunti di approfondimento sulla figura del sacerdote ed educatore fiorentino. Il pubblico può scoprire per la prima volta opere tenute a lungo nascoste e considerate scomparse: tele malamente rifilate e strappate dal telaio, supporti di recupero talora dipinti sul retro e sul verso, senza firma e data. Esposta in mostra anche una vasta produzione di disegni, con cui il giovane Lorenzo ha riempito superfici cartacee di ogni tipo e spessore. Il catalogo, per le Edizioni Masso delle Fate, raccoglie l’opera omnia di Don Milani recuperata nel 2013 e composta da oltre 50 dipinti, 40 disegni e vari bozzetti. A questa andrebbero aggiunti due dipinti e otto disegni rinvenuti recentemente. (red)

 

L’ARTE SCIENTIFICA DI ALBERTO DI FABIO

Due mostre – alla galleria Gagosian di Ginevra fino al 24 maggio e a Castel Sant’Elmo, a Napoli, fino al 5 giugno, indagano l’alchemico mondo di Alberto Di Fabio, costantemente nutrito di suggestioni provenienti tanto dal mondo scientifico quanto da quello spirituale. Il 48enne artista di Avezzano trae ispirazione dal cosmo e dagli elementi che compongono il mondo della natura. La sua pittura indaga su reazioni chimiche, fusioni minerarie, atomi, il DNA, il sistema neuronale, ingrandendoli come sotto un microscopio. Seguendo le tracce del percorso compiuto negli ultimi due anni con le mostre alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, all’Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra, alla Mairie du 4me di Parigi e alla Biennale di Venezia, l’artista espone nella mostra svizzera dei dipinti “cinetici” ed “extrasensoriali” ispirati alle ricerche condotte dal Cern di Ginevra sul bosone di Higgs e, a Napoli, sotto il titolo di “Galassie sul castello”, presenta una antologica che ripercorre la produzione pittorica degli ultimi venti anni, insieme a una serie di installazioni di pitture aeree site-specific che, entrando in relazione con il sublime delle vedute offerte dal castello, inducendo una visione sinestetica tra arte, tecnica ed elementi naturali. In mostra anche le sue personali installazioni geometriche sospese nello spazio, come delle concatenazioni cellulari. (red)

 

A METZ OMAGGIO A GIANNI PETTENA

“Chi meglio di un anarchitetto per celebrare l’anniversario di 49 Nord Est 6! Frac Lorraine, un luogo inclassificabile singolare, che ha il piacere di sovvertire e mescolare conoscenze e, soprattutto, sperimentare. Non c’è nessuno meglio di Gianni Pettena per trasformare questo spazio e la sua percezione creando una ariosa installazione mercuriale che va contro la statica architettura”, “Pettena , il cui lavoro è al crocevia tra arte e architettura, non ha mai costruito tanto ma afferma che il suo unico progetto di architettura è la sua cabina sull’isola d’Elba”. Si apre così l’omaggio che la galleria d’arte di Metz dedica, fino al 9 giugno, al 74enne architetto, artista, critico e storico dell’architettura bolzanino, co-fondatore e co-ispiratore alla fine degli anni ’60 del movimento della Architettura radicale italiana, da cui ha avuto origine buona parte della contemporanea sperimentazione nel campo dell’architettura e del design. (red)

A GENOVA LA STORIA DEGLI ITALIANI IN SPIAGGIA

Fino al 14 giugno, nella Loggia della Mercanzia di Piazza Banchi, a Genova, la mostra “Cambi di costume. Storie e immagini della vita balneare degli italiani” presenta un percorso attraverso l’evoluzione del costume da bagno in Italia con una selezione di materiali originali: manifesti pubblicitari, fotografie d’autore, cartoline e pieghevoli, riviste, cinegiornali Luce, filmati RAI e frammenti del cinema italiano. Dalla nascita della cultura balneare in Italia attorno al 1860, quando vedono la luce i primi stabilimenti balneari a Livorno, Venezia, Rimini, Viareggio e Genova, l’esposizione racconta, attraverso la storia del costume da bagno, i “cambi di costume” della società. Le illustrazioni in bianco e nero, i manifesti e depliant turistici, le foto d’epoca mostrano i primi stabilimenti balneari su palafitte e le toelette da spiaggia, completi formati da tuniche e mutandoni al polpaccio con colli alla marinara, cappelli di paglia e ombrellini di pizzo. Particolarmente suggestivi i manifesti realizzati nel 1905 dal celebre illustratore Pipein Gamba per il “Grande Stabilimento Bagni di Sanremo”. Gli anni Venti consacrano la figura di una donna più sportiva che abbandona busto e corsetti per adottare, in spiaggia, il costume di maglia elasticizzata; una tendenza che si afferma, con ancora più vigore, negli anni Trenta. Sul tema della vacanza in località marine, con manifesti, locandine e bozzetti, si esercitano i migliori disegnatori dell’epoca: Dudovich, Riccobaldi, Puppo, Romoli, Patrone, Ortino e Migliorati. A generare il più esplosivo cambio di costume è, nel 1946, la nascita del bikini, indossato, per la prima volta in Italia, da Lucia Bosè, nel ’47, al concorso di Miss Italia a Stresa. (red)

GIACOMETTI IN “DIALOGO” CON LE STATUE ANTICHE

Fino al 15 giugno la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale di Roma presenta all’interno delle sale della Galleria Borghese, quindi immersa nelle sue collezioni, la mostra “Giacometti. La Scultura”. La Galleria Borghese, nobile scenario di sommi capolavori d’arte antica e moderna è, per definizione, soprattutto il luogo della scultura, grazie alla presenza nella collezione di sommi esempi dell’epoca greca e romana, del Rinascimento, del Barocco e del Neoclassicismo. In questo iter storico della scultura attraverso i secoli, in cui è fortemente presente la statuaria rappresentativa della figura umana, manca tuttavia un unico esempio: il modo in cui essa è stata concepita e interpretata nel XX secolo. A questa idea è dedicata la mostra, individuando l’anello mancante del percorso proprio nell’opera di Alberto Giacometti: scultore e artista svizzero che lasciò un segno indelebile nell’arte del XX secolo. La sua estetica, rappresentativa della scultura del Novecento, è il continuum attraverso cui si concretizza la rappresentazione della statua come rappresentazione della figura umana. L’esposizione racconta attraverso 40 opere l’artista e la sua opera in dialogo con i capolavori presenti in Galleria, per fornire un panorama esaustivo dei modi in cui è stato interpretato il concetto di “statua” nelle varie epoche storiche. (red)

 

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