– Roma, 10 lug – Giuseppe De Lutiis, storico dei servizi segreti e per due legislature coordinatore dei consulenti della Commissione parlamentare per le stragi, non crede che Pollari farà delle rivelazioni eclatanti: “E’ una questione di regole non scritte, ma esistenti, nel mondo dei servizi. E Pollari le conosce bene… Io non escludo, ma mezza sua parola, ad esempio, sul caso Abu Omar, rischierebbe di aprire una voragine nei rapporti con gli Stati Uniti. E lui si prenderebbe davvero questa responsabilità? Davvero lei pensa che lui accetterebbe di non poter più mettere non dico un piede fuori dall’Italia, ma persino fuori di casa?”. Ma nota che “certo sarebbe interessante, se solo dicesse la metà di ciò che sa… E parlo da studioso, s’intende”. Il quotidiano raccoglie anche l’opinione del direttore di Diario, Enrico Deaglio: “Dico che se Pollari aprisse i rubinetti, annegherebbero in molti. Solo che lui vuol far continuare a star tutti con l’acqua alla gola”, “in nessun altro Paese sarebbe immaginabile un ex capo dei servizi segreti che si mette a dire le mille verità che conosce. Ma siccome siamo in Italia… “. A chiudere il giro di commenti il monito di Sergio Flamigni, ex parlamentare del Pci e “membro di tutte le commissioni d’inchiesta che hanno ricostruito un po’ di storia di questo Paese (Moro, Loggia P2, antimafia)2: “Poniamo che Pollari, sul serio, cominci a raccontare. Io mi chiedo: che verità sarebbero? E farcite con quanti possibili depistaggi?”.
