“Il primo adesso sarà l’ultimo domani” cantava Bob Dylan cinquant’anni fa nel brano intitolato “I tempi stanno cambiando” (The times they are a-changin). Lo stesso titolo scelto dal governatore Ignazio Visco per la lezione magistrale che sabato a Bologna concluderà i festeggiamenti per i 60 anni della casa editrice il Mulino, che con i suoi libri, riviste e centri di ricerca è uno dei luoghi in cui si è formata una parte importante della nostra classe dirigente.
Nella città che può vantare la più antica università del mondo, si discuterà molto – in questi due giorni – di istruzione e formazione, temi cruciali anche nella riflessione politica di Visco e della Banca d’Italia. che tra le nostre istituzioni è quella che più si sforza di decifrare i segnali spesso nascosti delle grandi trasformazioni.
Quelle che, a quanto pare, ci stanno trovando del tutto impreparati.
Salvatore Rossi, direttore generale della Banca, parlando giovedì a Torino è tornato a spiegare che senza innovazione non c’è sviluppo e senza sviluppo non c’è lavoro. Ha ricordato che i brevetti italiani registrati in America sono un settimo di quelli tedeschi, e i brevetti sono importanti perché misurano il flusso di innovazioni di prodotto basate sulla ricerca scientifica.
D’altra parte se le imprese italiane domandano poco lavoro qualificato i giovani pensano sia inutile investire in studi difficili; ma se questo comportamento si diffonde, come si sta diffondendo, le imprese che un giorno decideranno di lanciarsi in un’avventura di innovazione e di crescita non troveranno lavoratori adatti.
Da questa spirale si può uscire solo investendo in conoscenza, in istruzione, in formazione, dunque pensando al domani più che all’oggi.
Il governo dice che la legge di stabilità va esattamente in questa direzione, sindacati e regioni obiettano che alla fine i tagli vanificheranno il miliardo stanziato. Naturalmente la buona notizia sarebbe che ha ragione il governo. (17 ott)