Roma, 20 ago – A San Luca i familiari attendono le spoglie delle sei persone che lo scorso 15 agosto sono state vittime di un agguato di ‘ndrangheta davanti al ristorante “Da Bruno” a Duisburg. Le autorità tedesche hanno autorizzato il rientro delle salme dei fratelli Francesco e Marco Pergola, di Marco Marmo, indicato dagli investigatori come il principale obiettivo dell’agguato, di Sebastiano Strangio, proprietario insieme al fratello del ristorante, di Tommaso Venturi e di Francesco Giorgi, il più giovane ucciso dal commando. Ma è già polemica sui funerali: le famiglie preferirebbero esequie pubbliche, le forze dell’ordine le sconsigliano per “motivi di ordine pubblico”. Non è stata ancora decisa la data della funzione che sarà comunque in settimana. Intanto il prefetto di Reggio Calabria Franco Musolino ha assicurato: “Tutto sarà fatto perché i funerali si svolgano in sicurezza”. Nel momento in cui si conoscerà la data della funzione, il prefetto convocherà una riunione specifica del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica nel corso della quale sarà presa la decisione. Gli inquirenti temono che si ripetano episodi inquietanti, come fu durante i funerali di Maria Strangio, lo scorso Natale, esequie che seppur celebrate in forma privata a Bovalino, non impedirono a un uomo – poi ferito e arrestato – di entrare in chiesa armato. Al contrario Antonia Marmo, la madre di Marco, l’uomo che per gli inquirenti era l’obiettivo principale del commando, chiede funerali pubblici, così come le sorelle dello stesso Marco che si sono dette “felici di fare un’unica cerimonia con Francesco e Sebastiano”, altre due vittime di San Luca. “Non li conoscevamo ma siamo tutti paesani ed erano tutti innocenti. Il nostro dolore è il loro dolore” hanno dichiarato. Anche il padre di Francesco Giorgi, il sedicenne rimasto vittima della strage, vorrebbe funerali pubblici “in modo tale che chi vuole venga. Io non ho fatto male a nessuno”. E Giovanni Nirta, marito della Strangio e presunto capo del clan che avrebbe commissionato la strage, ha dichiarato al quotidiano tedesco Bild che Marco Marmo, uno degli uccisi nella strage di Duisburg e presunto killer di Maria Strangio, era un “bravo ragazzo” e non avrebbe avuto nulla a che fare con l’omicidio della donna. Si dichiara un “semplice contadino” e nega di essere il mandante della strage. Proseguono intanto le indagini a San Luca e a Duisburg per far luce sui punti oscuri della strage. Nel paesino della Locride sono arrivati cento uomini in più tra polizia, carabinieri e guardia di finanza che, oltre a controllare il territorio, cercano anche le armi che potrebbero riaccendere la faida il giorno dei funerali o durante la festa della Madonna il prossimo 2 settembre. Vanno avanti contemporaneamente le indagini in Germania dove – per collaborare con la polizia tedesca nelle indagini – sono giunti, nelle ultime ore, altri investigatori italiani della Squadra mobile di Reggio Calabria. Oltre all’ufficiale italiano di collegamento dell’Interpol presente a Wiesbaden e fin dalle prime ore di ferragosto sul luogo della strage lavora un gruppo di investigatori appartenenti al Servizio centrale operativo, alla Squadra Mobile di Reggio Calabria e all’Interpol di Roma. A questi, si affiancano ufficiali e personale dell’Arma dei carabinieri. A dispetto dei dubbi manifestati nei giorni immediatamente successivi alla strage, a quanto pare, il lavoro degli investigatori dei due Paesi prosegue anzi “a pieno ritmo ed in piena sinergia”. Intanto la polizia di Duisburg ha chiesto l’aiuto della popolazione per individuare i due ciclisti che la notte del massacro furono visti nei dintorni del ristorante “Da Bruno” e che non si sono ancora presentati alla polizia.