Baghdad, 24 ago – Erano partiti per l’Iraq nel 2004 per rendere onore al fratello Jared, morto nei pressi di Falluja. Adesso la bandiera a stelle e strisce nel giardino di casa Hubbard, a Clovis, California, torna drammaticamente a mezz’asta. Tre anni dopo la scomparsa di Jared se ne è andato infatti anche Nathan, 22 anni, uno dei 14 soldati che lo scorso mercoledì hanno perso la vita nel tragico schianto dell’elicottero Black-Hawk, vicino a Kirkuk. Dopo il duplice lutto che ha colpito la famiglia Hubbard il terzo fratello, Jason, l’unico sopravvissuto alle operazioni militari in Iraq, torna a casa ad abbracciare i genitori, la moglie, e il figlio di due anni. Il 33enne era partito in Iraq per proteggere il fratello minore. Adesso non ha più motivo di restare. L’esercito statunitense, date le drammatiche contingenze in cui versa la sua famiglia, ha rilasciato a Jason un permesso speciale per ritornare a casa. Sarà lui stesso a decidere se ripartire, stavolta in onore di due fratelli, o se rimanere a casa, evitando che un terzo lutto possa colpire i suoi cari. Con una storia simile a questa, quella del protagonista di “Salvate il soldato Ryan”, Steven Spielberg ha fatto commuovere milioni di spettatori.
Ed ecco che il dolore esce dalla pellicola, e diventa drammaticamente reale. “La famiglia Hubbard è scioccata, sconvolta – rivela il pastore di Clovis, Tim McLain Rolen – Il fatto che i genitori abbiano già sofferto per la morte di un figlio, non vuol dire che fossero pronti ad una simile tragedia”. Altro sangue, intanto, viene sparso sul suolo iracheno: tredici morti e venti feriti a Baghdad in seguito a un cruento scontro tra le truppe Usa e le milizie del luogo. Voci provenienti dall’ambiente militare iracheno rivelano che i soldati americani avrebbero chiesto rinforzi aerei: due elicotteri sarebbero sopraggiunti sparando a raffica sul luogo dello scontro, colpendo anche numerosi civili – tra cui donne e bambini – che dormivano sui tetti delle case per soffrire meno il caldo.
E’ morto invece per cause naturali, invece, Abdel Rahman Aref, ex presidente iracheno, che si è spento all’età di 91 anni ad Amman, in Giordania. Il presidente, che ha governato l’Iraq dal 1966 al 1968, data in cui fu mandato in esilio dopo un colpo di stato degli uomini del Baath, il partito di Saddam Hussein, poté rimpatriare soltanto nel 1979. Intanto fonti militari americane lasciano trapelare che il generale dei Marine Usa, Peter Pace, ha dichiarato che perorerà con George W. Bush il ritiro delle truppe americane dall’Iraq per il prossimo anno. Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense Los Angeles Times, Pace avrebbe dichiarato che il ritiro delle truppe dall’Iraq è un’iniziativa di importanza strategica: far rimanere nel Paese oltre 100.000 militari impegnerebbe eccessivamente l’esercito, che potrebbe avere difficoltà ad affrontare situazioni problematiche su altri fronti.