(14 nov) “Le fiabe sono vere. Sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che è appunto il farsi di un destino”. Parole di Italo Calvino che così raccontava il suo lavoro, “Fiabe Italiane”. A metà degli anni ’50, infatti, lo scrittore raccoglie e riscrive le più belle fiabe di tutte le regioni italiane, preservando così la tradizione orale. Oggi, a più di 50 anni, si torna a parlare di quella preziosa raccolta. Si torna a parlare di fiabe, di tradizione popolare, di narrazione. Lo fa, in particolare, Emanuele Trevi: critico letterario e scrittore. L’appuntamento è lunedì 17 novembre (alle 18.30) presso l’ Auditorium Umberto Agnelli dell’Istituto italiano di cultura di Tokyo. La conferenza “Voce e scrittura, l’italiano nelle fiabe”, promossa dallo stesso Iic, intende mettere in luce il rapporto fra scritto e parlato nella lingua italiana servendosi del caso delle fiabe e dei problemi che hanno posto nel passaggio dall’oralità alla scrittura, con particolare attenzione all’opera degli studiosi dell’Ottocento e alle “Fiabe italiane” di Italo Calvino. Trevi, romano classe 1964, collabora con il Corriere della Sera. Conduce alla radio trasmissioni su temi culturali. Ha curato edizioni di classici italiani e francesi tra cui le Opere complete di Giacomo Leopardi. Ha pubblicato il suo primo libro, Istruzioni per l’uso del lupo, nel 1994. Tra i suoi ultimi titoli, Il libro della gioia perpetua (2010, Premio Napoli), Qualcosa di scritto (2012, finalista al Premio Strega) e Il viaggio iniziatico (2013). (Gil)