New York, 30 ago – Kenneth Foster non sarà giustiziato. A poche ore dall’iniezione letale, il governatore del Texas, Rick Perry, ha commutato la pena di morte in un ergastolo. Foster doveva essere giustiziato stanotte nel famigerato penitenziario di Huntsville, in Texas, come sentenziato nel processo risalente al 5 maggio del 1997. Per lui si era mobilitata la comunità internazionale. Oltretutto Foster non aveva ucciso nessuno. Non era stato lui ad assassinare il 25enne Michael LaHood Jr., studente universitario figlio di uno degli avvocati bianchi più ricchi e influenti di San Antonio, mentre rincasava con la fidanzata nell’agosto del 1996. A sparare era stato l’amico, Richard Brown (già giustiziato nel 2006). La colpa di Foster era stata trovarsi alla guida dell’auto da cui era saltato giù l’amico per commettere la rapina che si trasformò poi in omicidio. Foster ha sempre dichiarato che non era a conoscenza delle intenzioni dell’amico e che udì solo lo sparo. Ma davanti ai giudici e alla giuria popolare per Foster, afroamericano, con una madre prostituta e un padre tossicodipendente non c’era stato molto da fare. Per lui era valsa la “law of parties”, una legge, in vigore solo nel Texas, secondo la quale un individuo è responsabile di un crimine commesso da altri qualora egli abbia agito con l’intenzione di promuovere o assistere il compimento di tale crimine”. Oggi, quella pena è stata commutata: il detenuto numero 999232 non sarà preso dal boia: rimarrà in prigione a vita. In questi giorni Foster era stato al centro di una mobilitazione internazionale, alla quale anche l’Italia aveva preso parte con l’appello del presidente della Provincia di Firenze, Matteo Renzi, che aveva fatto esporre la gigantografia del ragazzo sulla facciata di Palazzo Medici Riccardi, mentre a Roma il sindaco Walter Veltroni aveva annunciato l’illuminazione del Colosseo. L’ex presidente americano Jimmy Carter e l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, entrambi premio Nobel per la pace, avevano firmato una petizione. E finanche i quattro principali quotidiani dello stato – a Austin, Dallas, Forth Worth e Galverston – si erano espressi contro l’esecuzione. A Washington era stata picchettata la Corte Suprema. Era scattata anche una campagna di video pro-Foster sul sito online YouTube: il tutto per indurre oggi il Board of Pardons and Paroles e il governatore Rick Perry, davanti alla cui chiesa i militanti abolizionisti domenica hanno fatto un sit-in, a pronunciarsi per una volta a favore di una vita. La scorsa settimana è stato superato il traguardo delle 400 iniezioni letali da quando il Texas ha ripristinato nel 1982 la pena capitale, quella di Foster sarebbe stata la 403esima.