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SCANDALO MATTEL, CHI HA PAURA DEL “MADE IN CHINA”?

it@withub.it by it@withub.it
5 Settembre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 5 set – Nell’arredo bagno della casa di Barbie l’oggetto “tossico” è il gattino. Invece nel “mini arredo futon e tavolo”, l’oggetto “pericoloso” sarebbe il cane. Cane e gatto, mini accessori del set Barbie – la bambola più famosa al mondo che ha impresso il marchio Mattel – avrebbero lo stesso problema: un eccessivo livello di piombo nella vernice impiegata dai produttori in Cina. Da quando è scoppiato il caso, agli inizi di agosto, sono stati almeno 20 milioni i giocattoli che la multinazionale californiana è stata costretta a ritirare dal mercato mondiale perché giudicati tossici e pericolosi: “l’ingestione di piombo può provocare nei bambini lesioni cerebrali”, è stato detto. E dal ritiro del primo stock “Fisher Price”, 1,5 milioni di giochi il primo agosto scorso, il “made in China” è tornato a far discutere e ad alimentare timori sulla qualità dei prodotti fabbricati. A metà agosto sono stati ritirati giochi con magneti giudicati potenzialmente pericolosi che rischiavano di essere ingoiati dai bambini e quelli con le vernici tossiche al piombo. Oggi un comunicato della Mattel ha imposto lo stop per altri 844 mila giocattoli, di cui 522 mila negli Stati Uniti e 322 mila nel resto del mondo. Ma cosa accade all’interno delle fabbriche cinesi che – di fatto – producono il 75% dei giocattoli mondiali? Come è possibile che il gigante dei giocattoli si sia accorto dei problemi solo a produzione avvenuta con buona perdita di introiti e di prestigio? Pechino si difende sostenendo che i suoi prodotti sono di elevata qualità e in media migliori degli altri paesi; solo alcune ditte produrrebbero merci di qualità insufficiente o contraffatte. “Secondo me è un boom e mi chiedo come mai sia scoppiato tutto insieme, giochi, vestiti, alimentari – risponde un cittadino italiano, cinese di origine – e, non vorrei sbagliarmi, ma ha tutta l’aria di essere l’ennesima mossa per bloccare le esportazioni dalla Cina”. “Nel momento i cui aumentano i controlli non solo viene bloccata la produzione ma molti stock rimangono fermi per mesi” ha continuato, ricordando poi che il direttore di una delle ditte cinesi coinvolte nello “scandalo Mattel” si è addirittura suicidato. Zhang Shuhong, capo della Lee Der Industrial Company Limited, è stato trovato impiccato, lo scorso 11 agosto, in uno dei magazzini della fabbrica. La compagnia che dirigeva aveva realizzato 967 mila giocattoli, destinati ai bambini minori di 6 anni, che la multinazionale Usa Mattel Incorporated ha ritirato nel mese di agosto perché realizzati con una vernice con eccessivo contenuto di piombo. Si tratta di giochi molto popolari, con il marchio Fisher-Price, come Big Bird, Dora, Diego, Elmo. La ditta si è poi difesa dicendosi imbrogliata dal fornitore della vernice, che invece aveva assicurato essere in regola. Uno dei problemi è che spesso le fabbriche hanno numerosi fornitori, per cui è difficile il controllo sull’esatta provenienza di materie prime, componenti, additivi chimici o alimentari. “Dato che il governo cinese sta effettuando i controlli e che i prodotti vengono esaminati, io penso che questa storia doveva già essere finita da un pezzo, ma i media sembra che non abbiano altro di cui parlare” conclude stizzito il cittadino di origine cinese, intervistato a Piazza Vittorio, una delle zone della capitale con la più alta concentrazione di negozi cinesi. Poco distante da piazza Vittorio, a Roma, c’è la redazione de Il tempo Europa Cina, quotidiano per i cinesi residenti in Italia che distribuisce 6000 copie al giorno su tutto il territorio nazionale. “Abbiamo dato la notizia – spiega la direttrice Sarah Fang – ma non ci torniamo sopra”. “Il governo cinese – spiega Fang – sta facendo i controlli perché se le fabbriche non producono bene fanno un danno al paese stesso”. Pochi giorni fa Li Changjiang, ministro dell’Amministrazione generale di supervisione della qualità, aveva sottolineato che dopo aver visto i giocattoli ritirati dalla Mattel aveva potuto constatare che “i difetti sono dovuti al design sbagliato” e che per i giocattoli con la vernice al piombo la proporzione dei casi è del 15%. “Circa l’85% dei prodotti sono stati disegnati dalla compagnia americana e lavorati secondo le richieste degli importatore americano” aveva tuonato Changjiang. Una dichiarazione che ha inasprito i toni della disputa sulla qualità dei prodotti. Nel Guandong ci sono 5 mila delle 8 mila fabbriche di giochi che arrivano a occupare 1,5 milioni di operai. Nel 2005 la provincia ha coperto il 78% dei 15,2 miliardi di dollari Usa di giocattoli esportati dalla Cina, con un aumento del 10% rispetto al 2004. Non c’è il rischio che problemi simili possano portare alla chiusura delle fabbriche e che i lavoratori cinesi perdano il posto di lavoro? “No – risponde pragmatica la direttrice del primo giornale cinese in Italia (il primo numero fu pubblicato il 20 dicembre del 1996) – le fabbriche continueranno a produrre se non la Barbie magari il dragone cinese” e fa notare che molti giocattoli sono made in China ma non vengono esposte le etichette oppure vengono cambiate. “Dopo lo scandalo delle scarpe ustionanti, dopo lo scandalo del dentifricio tossico, adesso quello dei giocattoli – fa notare la direttrice – ma bisogna anche capire che ci sono delle differenze. Per esempio noi in Cina conserviamo prodotti alimentari anche per 2 o 3 anni, mentre per le esportazioni la validità è sei mesi. Pechino ha fatto una legge che obbliga ad esporre etichette con scadenza a sei mesi per adeguarsi agli standard delle esportazioni”. E poi, in tono scherzoso: “Noi genitori cinesi diciamo ai nostri figli di non mettersi i giocattoli in bocca, dovrebbero farlo anche i genitori degli altri paesi”. “E del resto questa vernice non è tossica da morire” conclude Fang. D’altronde Pechino non accetta giudizi negativi sulla qualità dei suoi prodotti. Asianews, agenzia del Pontificio istituto missione estere, riporta i dati preoccupanti di uno studio del 2004: il 10,5% dei bambini cinesi presenterebbe almeno 100 microgrammi di piombo in un litro di sangue, un livello considerato nocivo dall’Organizzazione mondiale della sanità. Intanto, in “Occidente” due treni della linea “Geo Trax”, uno strumento musicale a percussione marchio “Fisher Price” e alcuni accessori della bambola Barbie sono stati ritirati dal mercato. In Italia sono stati ritirati 27.143 pezzi. In una nota Robert A. Eckert, chairman and chief executive officer della Mattel spiega il terzo ritiro nel giro di un mese e mezzo: “Nel corso di queste indagini (quelle effettuate nel mese di agosto, ndr) abbiamo scoperto altri prodotti non conformi che abbiamo deciso di richiamare, e abbiamo interrotto i rapporti di produzione con quelle aziende che non hanno rispettato gli standard imposti da Mattel. Ci scusiamo di nuovo con tutte le persone che hanno acquistato i prodotti oggetto del richiamo, nel mentre continuiamo e continueremo a lavorare per garantire la sicurezza e la qualità dei nostri giocattoli”. Così gli scaffali dei negozi di giocattoli di tutto il mondo continuano a svuotarsi di personaggi cult per i bambini, Batman, Polly Pocket e Barbie con cagnolino e poi l’automobilina Sarge della linea “Cars” e molti giochi per i primi anni di vita. Ma una cosa è certa: “la piattaforma industriale del mondo”, come la chiama da qualche tempo il Wall Street Journal, continuerà a produrre.

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