Roma, 5 set – I lavavetri come la ‘ndrangheta, le bande di rapinatori di ville come la mafia. Equivalenze, secondo la sinistra radicale, che non possono essere contenute in un pacchetto sicurezza annunciato dal ministro dell’Interno Giuliano Amato e che hanno fatto scoppiare un putiferio all’interno dell’Unione. Già dalle prime pagine dei giornali si era inteso che la giornata non sarebbe stata avara di polemiche: da una parte “Liberazione” e “Manifesto” bocciavano il piano del governo. Il quotidiano del Prc titolando “Piano sicurezza da brividi: mafia e lavavetri equiparati”, quello di via Tomacelli con un duro editoriale che denunciava la “puzza di ancien regime” rappresentata dalla voglia di fare pulizia “davanti al castello” eliminando chi vive ai margini della società. Dall’altra parte un’intervista senza giri di parole rilasciata dal ministro Amato a Repubblica: “Non ne posso più di tutto questo – queste le parole del capo del Viminale rivolte agli alleati della sinistra radicale – e di chi ci attacca perché ‘ce la prendiamo con i lavavetri e non con la ‘ndrangheta’. Ci sono cose che sono ritenute di sinistra, ma sono solo irresponsabili”. E ancora: “Facciamola finita con certe banalizzazioni sociologiche. La microcriminalità va combattuta perché è dovuto anche ad essa se i cittadini percepiscono un clima di crescente insicurezza”. E a chi crede che piuttosto che occuparsi dei mendicanti il governo dovrebbe combattere la mafia, Amato lancia un messaggio inequivocabile: “In queste osservazioni si annida quella tara culturale che affligge una parte della sinistra”. Nella tarda mattinata, dai giornali, lo scontro si sposta direttamente nella sala dove il Consiglio dei ministri è riunito per approvare il decreto legge sulla scuola. Paolo Ferrero, uscendo da Palazzo Chigi, commenta a denti stretti l’intervista di Amato: “Personalmente non mi è piaciuta. In Consiglio dei ministri ho sollevato il problema della collegialità di governo per quanto riguarda i temi legati alla sicurezza, e la necessità di dividere con nettezza quella che è la lotta alla criminalità, dalla ‘ndrangheta calabrese, ai delinquenti che vanno in giro a rapinare ville, su cui ci vuole una repressione e una investigazione molto netta”. “Da parte del presidente del Consiglio – ha aggiunto il ministro di Rifondazione – c’è stata l’assunzione del fatto che sia necessario un coinvolgimento di tutti i ministri nella discussione sulla sicurezza”. Anche Fabio Mussi, ministro dell’Università e la ricerca, invita alla cautela: “Ho detto agli altri componenti del governo di stare attenti a usare espressioni forti come tolleranza zero. Bisogna distinguere il vero crimine dal disagio sociale”. In una nota, più tardi, il capogruppo del Prc alla Camera, Gennaro Migliore, invita a “non rincorre temi utili solo alla propaganda” e a “selezionare le priorità di intervento, perché dire che si vuole perseguire l’illegalità e la criminalità è solo una banalità”. Il più esplicito però è Cesare Salvi, presidente della commissione Giustizia al Senato e leader, con Mussi, di Sinistra democratica: “Il ministro dell’Interno dovrà avere i voti della sinistra per far passare le sue norme in Parlamento”. Anche i Comunisti italiani incalzano il governo: “Le misure sulla sicurezza che avrebbe intenzione di varare – afferma Silvio Crapolicchio, responsabile Giustizia del Pdci – mi ricordano molto le leggi speciali in un momento in cui non mi risulta ci sia una recrudescenza dei fenomeni di microcriminalità, a meno di non voler ascrivere da ora a questa categoria anche i lavavetri”. La Casa delle libertà ironizza sulle diatribe interne al governo. Secondo il presidente dei senatori di An, Altero Matteoli, “la credibilità di Prodi e della sua malconcia squadra subisce di giorno in giorno sui temi caldi, dalle tasse alla sicurezza, colpi d’ariete micidiali. Ci chiediamo come facciano a tenere in vita questo stato di cose i vari Fassino, Rutelli e il leader in pectore del Pd Veltroni che secondo Prodi sognano di vivere in un altro Paese”. Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, considera gli interventi sulla sicurezza uno “spot”. “Il governo con la presentazione di un pacchetto fumoso e contraddittorio dimostra l’incapacità della sua maggioranza di tutelare i cittadini e di proteggerli da microcriminalità, delinquenza e degrado sociale”.