Roma, 12 gen – L’azienda novarese Ivr esporta valvole per l’industria, il gas, l’acqua e il riscaldamento in più di 60 Paesi, con filiali in Svizzera, Spagna e Russia. Per il 2015 ha un piano di espansione verso nuovi mercati come Stati Uniti, Messico, Brasile e India. Il fatturato di Ivr è dovuto per il 75% alle vendite all’estero. E nella sua fabbrica di 415 mila metri quadrati l’azienda in dieci anni ha moltiplicato per cinque la gamma dei prodotti. Per un’impresa che (in fondo) non è grande, con 80 dipendenti e un fatturato di 23 milioni di euro, questa tensione così marcata alla crescita (passata e in prospettiva) può sorprendere, ma il direttore commerciale Marco Figlios spiega, all’inserto TuttoSoldi de La Stampa, che si è trattato e si tratta di una necessità. “La Ivr è stata fondata nel 1973 e ha sempre prosperato – spiega -. Ma quando, nel 2002, è stata comprata dal gruppo Piero Giacomini, il 95% del giro d’affari faceva capo a tre soli grandi clienti. Era una concentrazione pericolosa, perciò si è deciso di diversificare i prodotti e i mercati”. E per quanto riguarda i prodotti, le valvole possono sembrare oggetti scontati, colpiscono poco la fantasia, invece richiedono un’alta tecnologia, e infatti la Ivr vanta ben 30 certificazioni. Il proposito dell’azienda di Boca per quest’anno è “aumentare le vendite in Italia” nonostante la crisi, ed espanderle nel Nord Africa, nel Golfo e nella vasta zona dell’ex Unione Sovietica, oltre che conquistare i nuovi mercati citati all’inizio. Ma come si fa? Spiega ancora Figlios: “Bisogna avere prodotti eccellenti ma anche idee chiare, esaminare bene i mercati e le opportunità. Per esempio il Brasile e l’India, sono protetti da alte tariffe, che potremo superare solo costruendo in loco stabilimenti per il montaggio finale dei nostri prodotti”.
(red)