Dai canti popolari a Titanic di Francesco De Gregori, da Comunista di Lucio Dalla alle reinterpretazioni di Giovanna Marini, da Mino Reitano a Luigi Tenco, cui fa riferimento Eugenio Marino nel titolo del suo libro: “Andarsene sognando. L’emigrazione nella canzone italiana” (Cosmo Iannone Editore), presentato ieri alla Camera, è un testo che “parla delle canzoni ma non è sulle canzoni, le usa come strumento per parlare della storia del nostro Paese e della sua storia nella storia, quella della emigrazione” come spiega lo stesso autore. Già, ma perché proprio tramite le canzoni? “Perché la canzone, più della storiografia e degli altri generi letterari –spiega Marino – è quella che ha trattato meglio il fenomeno della migrazione”. Ecco allora l’idea: raccontare in 150 canzoni 150 anni di storia, quelli dell’Unità d’Italia festeggiati solo nel 2014 “in cui provo a mettere insieme tutti i generi”. Tentativo, quest’ultimo, molto apprezzato da Luigi Manconi, presidente della commissione Diritti Umani, secondo cui “Marino ha messo insieme materiali molto differenti l’uno dall’altro, con una intuizione molto felice che spazia dal canto popolare alla produzione di massa” perché entrambe hanno avuto un grande impatto sulla costruzione di un immaginario. Ricorda Manconi che “sono emigrati in 120 anni 60 milioni di italiani, di fatto evaporati dalla nostra storia nazionale, non presenti nella nostra memoria collettiva, e che invece avrebbero dovuto rappresentare il momento centrale di un’epica del sacrificio, di una avventura straordinaria dei nostri nonni che hanno attraversato il mondo e costruito società”. E questa, a proposito di diritti umani, “è forse una delle cause non minori della nostra incapacità di accogliere gli altri, facce simili alle nostre, di vedere in loro ciò che noi siamo stati”. A parlare di “Andarsene sognando” anche Gianni Cuperlo, che scorre le canzoni parlando di “un elenco in parte pubblico ma in parte familiare, privato, una storia che tocchi per mano” per esempio a Ellis Island, l’isola degli emigrati italiani, al largo di Manhattan. E a chi gli chiede se “Andarsene sognando” sia un libro “politico”, come dalla politica viene Marino, Cuperlo risponde che sì, “non c’è nulla di più politico di scrivere un libro in cui parli degli altri, in un tempo in cui i politici scrivono di se stessi. Ed è anche un libro di cronaca, in un periodo in cui c’è il rischio che possa di nuovo esplodere l’odio verso lo straniero. L’emigrazione – conclude Cuperlo – ci ha cambiato e ha cambiato il mondo, ma l’Europa è matrigna: le sue radici sono fondate sulla mescolanza” ma ancora, su rom e immigrati per esempio, non si comporta da vera genitrice. (Sis – 15 gen)